Nel 2025 le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) inviate all’Unità di Informazione Finanziaria hanno raggiunto, in Italia, quota 162.059. Se c’è una regione che ha spinto più di ogni altra su questo fronte, quella è la Campania: la sua crescita è la più rapida del Paese. Prima però di leggere i numeri, vale la pena ricordare da dove nascono quelle segnalazioni e chi è tenuto a produrle. Perché ogni SOS ha alle spalle un soggetto obbligato — una banca, un professionista, un’agenzia immobiliare — vincolato a regole ben precise.
Quante segnalazioni antiriciclaggio arrivano dalla Campania?
I dati parlano chiaro: nel 2025 la Campania ha trasmesso 20.941 segnalazioni, contro le 15.981 dell’anno prima. Il tasso per mille abitanti sale da 2,87 a 3,75, con un incremento del 30,6% che è il più alto d’Italia — davanti alla Calabria, che pure segna una crescita marcata — e che colloca la regione ben oltre la media nazionale, ferma a 2,48. Il motore è Napoli, che da sola ha prodotto quasi 14.000 segnalazioni e tocca un tasso di 4,69, tra i più elevati del Paese. La crescita relativa più forte è però di Caserta (+37,7%), seguita a pari merito da Benevento e dalla stessa Napoli (+32,9% ciascuna). Anche Salerno (+18,7%) e Avellino (+16,2%) salgono a doppia cifra: nessuna provincia campana resta indietro. Il dettaglio completo è riportato nella tabella in calce all’articolo.
Chi sono i soggetti obbligati all’antiriciclaggio?
Il perimetro lo fissa il decreto legislativo 231/2007, ed è più largo di quanto molti immaginino. Accanto alle banche, la disciplina chiama in causa professionisti e operatori economici di vario tipo, uniti da un denominatore comune: gestire denaro o accompagnare il cliente in operazioni di rilievo patrimoniale.
Quali obblighi hanno le banche e gli intermediari finanziari?
Banche e intermediari finanziari restano la spina dorsale del sistema e la principale fonte di segnalazioni. Grazie a uffici dedicati e a procedure informatiche di controllo, riescono a intercettare i movimenti che si allontanano dal comportamento tipico del correntista, segnalandoli quando necessario.
Commercialisti, avvocati e notai devono fare l’antiriciclaggio?
La risposta è affermativa. La platea comprende commercialisti ed esperti contabili, consulenti del lavoro, revisori legali, avvocati e notai. Per l’avvocato l’obbligo riguarda la consulenza economico-patrimoniale e l’assistenza in operazioni immobiliari, societarie o finanziarie, mentre non si estende all’attività difensiva vera e propria né al parere sull’avvio di una causa.
Anche le agenzie immobiliari sono soggetti obbligati?
Sì, insieme a una serie di operatori non finanziari: prestatori di servizi a società e trust, compro oro, case da gioco, mercanti d’arte e case d’asta. Il comparto immobiliare, in particolare, è tra i più sorvegliati, perché storicamente esposto all’ingresso di capitali di provenienza illecita.
Quali sono gli obblighi antiriciclaggio da rispettare?
Tre sono gli adempimenti cardine: la verifica del cliente, la conservazione dei dati e la segnalazione delle operazioni sospette.
Che cos’è l’adeguata verifica della clientela?
È la fase in cui il soggetto obbligato accerta l’identità del cliente e del titolare effettivo, ne comprende scopo e natura del rapporto e ne misura la rischiosità. Non a caso la centralità dell’adeguata verifica è ribadita con costanza dalla giurisprudenza: quando il rischio è elevato, il controllo dev’essere rafforzato e più penetrante.
Per quanto tempo vanno conservati i documenti antiriciclaggio?
La legge fissa in dieci anni il periodo di conservazione dei dati e dei documenti raccolti, che vanno custoditi in modo ordinato e integro, pronti da esibire alle eventuali richieste delle autorità di controllo.
Quando va inviata la segnalazione di operazione sospetta?
La segnalazione all’UIF, attraverso il portale INFOSTAT, scatta ogni volta che l’operatore sa o ha ragionevoli motivi di sospettare un’operazione di riciclaggio. Non basta un’impressione: l’obbligo di segnalare le operazioni sospette presuppone elementi concreti, a cominciare dagli indicatori di anomalia diffusi dall’autorità.
Cosa cambia con le nuove istruzioni UIF dal 2026?
Dal 1° luglio 2026 entrano in vigore le nuove istruzioni adottate dall’UIF con provvedimento del 18 dicembre 2025, che mandano in pensione quelle del 2011. Il cuore della riforma è organizzativo: ogni soggetto obbligato dovrà nominare un referente per le segnalazioni, adottare una procedura interna scritta e documentare tutte le valutazioni compiute, comprese quelle che non sfociano in una segnalazione.
Quali sanzioni si rischiano per la violazione degli obblighi?
Il quadro sanzionatorio è severo. La violazione dell’adeguata verifica comporta una sanzione di 2.000 euro, che nei casi gravi, ripetuti o sistematici cresce da 2.500 a 50.000 euro; lo stesso vale per la conservazione. L’omessa segnalazione di un’operazione sospetta muove da 3.000 euro e arriva, nelle ipotesi qualificate, da 30.000 a 300.000 euro, fino a un milione se dalla violazione deriva un vantaggio economico consistente.
Come possono adeguarsi studi professionali e piccole imprese?
Per gli studi professionali e le imprese di dimensioni contenute, spesso senza una funzione di compliance dedicata, l’adeguamento si costruisce con pochi passi concreti: predisporre procedure scritte, individuare il referente per le segnalazioni introdotto dalle nuove regole UIF, formare il personale sull’impiego degli indicatori di anomalia e tenere una traccia documentale ordinata delle valutazioni. In pratica, significa trasformare gli obblighi normativi in routine operative, riducendo il margine di errore e arrivando preparati agli eventuali controlli.
Cosa dicono, in conclusione, i numeri della Campania?
Descrivono la regione più dinamica d’Italia sul fronte antiriciclaggio, con un tasso ormai stabilmente sopra la media nazionale e una Napoli che, da sola, pesa in modo determinante. Per i professionisti e le imprese campane il messaggio è netto: gli adempimenti antiriciclaggio non sono una formalità, ma uno strumento di tutela. I dati di tutte le province italiane, con la metodologia e la riconciliazione rispetto ai totali ufficiali UIF, restano consultabili nel rapporto annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria.
Quali province campane segnalano di più?
| Provincia | SOS 2024 | Tasso 2024 | SOS 2025 | Tasso 2025 | Var. tasso |
| Caserta | 2.255 | 2,48 | 3.089 | 3,41 | +37,7% |
| Benevento | 342 | 1,33 | 466 | 1,76 | +32,9% |
| Napoli | 10.420 | 3,53 | 13.846 | 4,69 | +32,9% |
| Salerno | 2.333 | 2,21 | 2.792 | 2,63 | +18,7% |
| Avellino | 631 | 1,61 | 748 | 1,87 | +16,2% |
| Totale Campania | 15.981 | 2,87 | 20.941 | 3,75 | +30,6% |
| Italia (107 province) | 130.980 | 2,22 | 146.502 | 2,48 | +11,7% |
Elaborazione statistica su dati UIF, Quaderno dell’antiriciclaggio – Statistiche SOS, II semestre 2025 (Tavola a.6). Tasso = SOS / popolazione residente × 1.000. Province ordinate per variazione del tasso decrescente. Il totale nazionale comprensivo delle voci non territoriali (estero e operatività online) è pari a 145.401 SOS nel 2024 e 162.059 nel 2025.
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