Il caro carburanti e le proteste degli autotrasportatori stanno mettendo in difficoltà l’agroalimentare italiano, con pesanti ripercussioni sulla produzione e sulla distribuzione. Tra rincari, problemi di approvvigionamento e margini sempre più ridotti, il settore chiede risposte concrete. Patrizio La Pietra, sottosegretario all’Agricoltura, fa il punto sulle misure del Governo per sostenere le imprese e rafforzare la competitività delle filiere, senza perdere di vista la partita europea sulla nuova PAC.
Le proteste degli agricoltori, soprattutto nel Mezzogiorno, riportano al centro costi crescenti e margini sempre più ridotti. Quanto è grave la situazione e come sta intervenendo il Governo?
«La situazione è seria e come tale il governo la sta affrontando. Comprendiamo le ragioni di chi protesta e muovendoci in un contesto internazionale di grande criticità stiamo mettendo in campo tutte le misure necessarie a contenere i costi di produzione, riequilibrando ovunque sia possibile i margini di guadagno per tutti i componenti delle varie filiere agricole. Va tenuto conto di come il problema non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa ed è per questo che il nostro governo sta esercitando una forte azione diplomatica con la Commissione europea per impegnare Bruxelles su misure utili ad arginare e compensare queste oscillazioni economiche negative che stanno penalizzando imprese e lavoratori del comparto agricolo e ad esso connessi».
Il caro gasolio è uno dei principali fattori di crisi. Quali misure avete previsto per alleggerire i costi delle imprese agricole?
«Partiamo dal ricordare che questo governo ha messo oltre un miliardo nella finanziaria 2026 per azzerare le accise sul gasolio agricolo. Per mitigare l’impatto sul settore primario abbiamo istituito il credito d’imposta per il carburante, con 90 milioni sul gasolio agricolo. 10 milioni per il credito di imposta e la rimodulazione dei fondi Feampa pari a 70 milioni di euro per consentire alle Regioni di riconoscere indennizzi alle imprese della pesca per compensare l’aumento dei costi del carburante. Poi ha favorito accordi di calmierazione, come la recente iniziativa di Enilive (Eni), a cui si sono aggiunte altre aziende petrolifere che prevede uno sconto del 20% sul gasolio agricolo per tutto il mese di ottobre 2026, prorogabile fino al 31 dicembre. A questo si aggiunge l’ultimo provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri con ulteriori 60 milioni che garantiranno l’acquisto di 121 milioni di litri, con un contributo fino a 45 centesimi, dopo gli interventi già messi in campo dal governo per la prima parte dell’anno. Il decreto prevede ulteriori 10 milioni di euro che saranno disponibili per il settore della pesca, anch’esso alle prese con i rincari».
Ai rincari si aggiungono i blocchi dell’autotrasporto, che hanno messo in difficoltà anche diversi pastifici, tra cui Rummo e La Molisana. Come evitare un effetto domino sull’agroalimentare?
«Premesso che ogni protesta è legittima, il Governo si è mosso per rimuovere i blocchi e garantire i corridoi di approvvigionamento, evitando lo svuotamento degli scaffali della grande distribuzione. L’apertura immediata dei tavoli interministeriali e i provvedimenti presi puntano proprio a disinnescare i motivi dello sciopero e l’effetto domino sull’intera filiera agroalimentare, salvaguardando la continuità operativa delle aziende di trasformazione».
Superata l’emergenza, resta lo squilibrio tra prezzi alla produzione e valore riconosciuto agli agricoltori. Come riequilibrare i rapporti con industria e grande distribuzione?
«Dobbiamo agire su un doppio binario. Da una parte la priorità è rafforzare l’applicazione della normativa contro le pratiche commerciali sleali, vigilando affinché i prezzi pagati agli agricoltori non scendano mai sotto i costi medi di produzione. Lo strumento cardine per riequilibrare la catena del valore è il potenziamento dei contratti di filiera, che vincolano l’industria di trasformazione e la grande distribuzione organizzata (GDO) a garantire una remunerazione equa e stabile ai produttori agricoli e una più equa distribuzione del valore lungo la filiera».
Proprio i contratti di filiera diventano centrali per il grano duro. Come rafforzare la produzione nazionale e la competitività dell’industria della pasta?
«Anche qui riteniamo che l’applicazione dei contratti di filiera sia fondamentale per valorizzare il nostro grano. L’industria ha bisogno di importare grano per soddisfare le esigenze produttive ma è altrettanto vero che devono investire di più sulla produzione primaria nazionale anche alla luce delle complessità delle situazioni internazionali che non possono di per sé garantire l’approvvigionamento di grano in maniera sicura e costante, quindi occorre che l’industria investa su quello che le ha permesso di diventare grande nel mondo, la qualità italiana».
Con la legge di Bilancio, quali interventi strutturali intendete mettere in campo per sostenere soprattutto le piccole e medie imprese agricole?
«Il ministro Lollobrigida ha ribadito a più riprese come la nostra forza risieda nel cosiddetto “nanismo” delle nostre piccole e medie imprese. Quella che sembra una parcellizzazione rispetto a sistemi elefantiaci presenti in altri Paesi, rappresenta il plus italiano perché, ad esempio, ogni piccolo pastificio italiano ha una sua peculiarità che lo contraddistingue e accresce l’unicità del made in Italy. Nostro compito come istituzioni, obiettivo che ricercheremo anche in questa Finanziaria, è mettere a disposizione risorse utili ad aggregare tutti i soggetti che concorrono alle diverse filiere. L’unione di tanti piccoli e medi soggetti fa e farà la forza del nostro sistema».
Sul fronte europeo, la nuova PAC 2028-2034 preoccupa il settore per le risorse e l’ipotesi del Fondo Unico. Quali garanzie chiede l’Italia a Bruxelles?
«Il ministro Lollobrigida ha ottenuto un importante risultato preliminare nelle trattative con la Commissione Europea inerente un incremento di 10 miliardi di euro complessivi per l’agricoltura italiana, che porterà la dotazione nazionale a 40,7 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, annullando l’ipotesi dei tagli lineari inizialmente paventati. Per noi è una condizione irrinunciabile l’esclusione categorica dell’ipotesi della creazione di un “Fondo Unico” centralizzato che possa diluire le risorse specifiche destinate all’agricoltura o sottrarre autonomia decisionale alle Regioni nella gestione dello sviluppo rurale».
E sulla concorrenza dei Paesi extra-UE? Come tutelare le imprese italiane che devono rispettare standard produttivi più stringenti?
«La posizione italiana in Europa si fonda sul principio di reciprocità, ossia sul concetto ineludibile che tutti i prodotti agricoli importati da Paesi terzi debbano sottostare ai medesimi vincoli qualitativi, sanitari e di sostenibilità richiesti ai produttori europei. Il governo Meloni sostiene il potenziamento dei controlli doganali nei porti e l’introduzione di clausole di salvaguardia negli accordi commerciali internazionali per contrastare il dumping economico e sociale e proteggere l’eccellenza produttiva del nostro Paese».
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