#Finsubito news – Conto Termico 3.0, le Regioni danno l’ok ma propongono modifiche al correttivo


22/10/2026 – Oggi la Conferenza Unificata ha sancito l’intesa sullo schema di decreto correttivo del Conto Termico 3.0, accompagnata da una serie di osservazioni. Le proposte delle Regioni e Province autonome, pur non essendo vincolanti, riguardano alcuni aspetti centrali del provvedimento: la gestione dei 900 milioni di euro annui, le prenotazioni delle pubbliche amministrazioni e gli incentivi per i piccoli Comuni.
 
Tra le principali richieste figurano una riserva minima di 400 milioni di euro annui per ciascuna categoria di beneficiari, contro i 300 milioni previsti dalla bozza, maggiori garanzie per l’accesso tramite prenotazione e il riconoscimento del contributo del 100% per un intervento ogni anno nei Comuni fino a 15.000 abitanti.
 
Il decreto correttivo del Conto Termico 3.0 – lo ricordiamo – interviene sul DM 7 agosto 2025, che disciplina il meccanismo di incentivazione degli interventi di efficienza energetica e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili.
 

Conto Termico 3.0, le Regioni contestano le nuove regole di gestione delle risorse

La principale osservazione delle Regioni riguarda la riformulazione dell’articolo 3 dello schema correttivo, che disciplina la gestione dei 900 milioni di euro annui disponibili per il Conto Termico 3.0.
 
Le Regioni ritengono non applicabile il sistema di budget variabili tra 300 e 600 milioni di euro previsto per le due categorie di beneficiari, pubbliche amministrazioni e soggetti privati. Secondo il documento, in assenza di un importo di riferimento certo non sarebbe possibile verificare quando viene raggiunto il limite del 50% delle risorse destinabili alle prenotazioni delle PA.
 
Risulterebbe inoltre difficile gestire le domande presentate durante la progressiva saturazione dei fondi, senza sapere se debbano essere accodate, sottoposte a una procedura con chiusura improvvisa del portale oppure inizialmente accolte e successivamente escluse per esaurimento delle risorse.
 
Le Regioni chiedono quindi di definire budget certi, con limiti chiari ed eventualmente incrementabili mediante decreto ministeriale, per garantire maggiore trasparenza e prevedibilità nell’accesso agli incentivi.
 
In particolare, propongono di garantire una riserva minima di 400 milioni di euro annui per ciascuna categoria di beneficiari, anziché i 300 milioni previsti dallo schema MASE, e di assegnare con decreto ministeriale i restanti 100 milioni quando una delle due categorie raggiunge la soglia di 400 milioni.
 
La richiesta nasce soprattutto dall’esigenza di tutelare le pubbliche amministrazioni: secondo le Regioni, la bozza ridurrebbe infatti da 400 a 300 milioni di euro il livello minimo di risorse loro garantito, penalizzando la continuità della programmazione degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio pubblico.
 
Le Regioni chiedono inoltre di eliminare l’articolo 3, comma 8, che consentirebbe di destinare parte della dotazione complessiva alle procedure d’asta per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. L’obiettivo è mantenere i 900 milioni di euro per gli impianti termici di piccole dimensioni, reperendo attraverso altri canali le risorse destinate ai grandi impianti.
 

Prenotazioni delle PA, chieste maggiori garanzie sull’accesso ai fondi

Un’altra osservazione riguarda l’accesso agli incentivi tramite prenotazione, modalità particolarmente importante per le pubbliche amministrazioni perché consente di programmare gli interventi prima della loro realizzazione.
 
Lo schema MASE prevede che alle prenotazioni possa essere destinato non più del 50% delle risorse disponibili per questa categoria. Le Regioni propongono di garantire almeno 200 milioni di euro annui alle prenotazioni delle PA, mantenendo il limite massimo del 50%, e di consentire al GSE di accettare le domande fino al trentesimo giorno successivo al raggiungimento del relativo contingente di spesa, dando evidenza sul proprio sito delle risorse impegnate.
 
La richiesta mira a evitare che la saturazione delle risorse provochi un blocco improvviso delle procedure, compromettendo la programmazione degli interventi pubblici.
 
Per il 2026 viene inoltre proposta una disposizione transitoria che consentirebbe al GSE di accettare le domande di prenotazione fino a 60 giorni dopo il raggiungimento del contingente di spesa. Le Regioni richiamano le difficoltà registrate nella prima fase di applicazione del Conto Termico 3.0, quando il portale era rimasto aperto soltanto 30 giorni, impedendo alle amministrazioni di completare alcune richieste già in preparazione.
 

Piccoli Comuni, proposto il 100% degli incentivi per un intervento ogni anno

Le Regioni chiedono di modificare anche la disposizione che riduce gli incentivi per i Comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti.
 
Lo schema correttivo prevede il riconoscimento del 100% delle spese ammissibili per un unico intervento su edifici di proprietà comunale e utilizzati dall’ente, mentre per gli interventi successivi la percentuale scenderebbe all’80%.
 
Le Regioni propongono invece di riconoscere il 100% per un intervento ogni anno, in modo da consentire una programmazione pluriennale senza vincolare le amministrazioni future alle scelte effettuate da quelle precedenti.
 
Un’altra osservazione riguarda l’erogazione dei contributi. Lo schema MASE introduce una soglia di 50.000 euro per il pagamento in un’unica soluzione nell’ambito dell’accesso diretto.
Le Regioni ne chiedono l’eliminazione, ritenendo che il limite penalizzi le pubbliche amministrazioni rispetto alla disciplina precedente.
 

APE, biomasse e imprese agricole: le altre osservazioni

Il documento contiene anche alcune richieste sui requisiti tecnici e sulle condizioni di accesso agli incentivi. Per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) post-intervento, le Regioni propongono di precisare che l’obbligo sussiste anche quando i lavori non determinano una variazione della classe energetica dell’edificio. La precisazione servirebbe a evitare dubbi interpretativi, soprattutto per gli interventi di sostituzione degli infissi e di installazione delle schermature solari.
 
Per gli impianti alimentati a biomassa viene chiesto di mantenere, per le tipologie interessate, il requisito del rendimento termico utile superiore all’85%, che il correttivo propone di eliminare. In alternativa, le Regioni suggeriscono di valutare una riduzione della soglia richiesta.
 
Un’altra proposta riguarda l’accesso agli incentivi da parte delle imprese agricole situate nei Comuni montani, anche senza la qualifica di imprenditore agricolo professionale, alle condizioni individuate nell’emendamento.
 

La proposta per gli interventi già realizzati

Nel contributo allegato alla posizione delle Regioni, l’Emilia-Romagna propone un’ulteriore modifica per tutelare i beneficiari che hanno già realizzato gli interventi e intendono accedere agli incentivi con la procedura di accesso diretto.
 
La disciplina vigente prevede che la domanda sia presentata entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori. Tuttavia, in caso di esaurimento delle risorse, il beneficiario potrebbe non riuscire a presentarla entro il termine previsto.
 
La Regione propone quindi di sospendere il termine di 90 giorni quando si esaurisce il contingente annuale, fino al trentesimo giorno successivo al ripristino delle risorse dell’anno seguente.
 
La misura consentirebbe di evitare che chi ha già sostenuto le spese per un intervento perda la possibilità di presentare la richiesta a causa dell’indisponibilità temporanea dei fondi, senza comportare un riconoscimento automatico dell’incentivo.
 

Decreto correttivo del Conto Termico 3.0, cosa succede dopo l’intesa

L’intesa sancita dalla Conferenza Unificata oggi 22 ottobre 2026 rappresenta un ulteriore passaggio nell’iter di approvazione del decreto correttivo, ma non comporta l’immediata applicazione delle nuove regole.
 
Le osservazioni della Conferenza delle Regioni non sono vincolanti e resta da verificare quali proposte saranno eventualmente recepite dal MASE nel testo definitivo. Il decreto dovrà completare i successivi passaggi previsti e le modifiche entreranno in vigore soltanto con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
 


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