La rivoluzione, questa volta, non passa dalle piazze. Passa dalle norme europee. E si combatte a Bruxelles, tra incontri istituzionali, documenti e una partita che può decidere il futuro del distretto. “La battaglia non sarà un pranzo di gala”, avverte il sindaco Matteo Biffoni, citando Mao Tse-Tung. Il riferimento alla rivoluzione è tutto nella sfida che Prato deve affrontare: provare a cambiare le regole europee del tessile prima che siano le regole a cambiare, in peggio, il destino della filiera.
Non è una battaglia semplice. Perché a Bruxelles si scrivono regolamenti destinati a valere per tutti, ma non tutte le realtà produttive sono uguali. E quello che per alcuni settori rappresenta un rifiuto, per Prato può essere una risorsa. Una materia da recuperare, trasformare e rimettere in circolo. È su questa differenza che il distretto vuole far sentire la propria voce. Non per chiedere un trattamento di favore, ma per ottenere norme capaci di riconoscere la specificità di un modello industriale costruito sulla rigenerazione dei materiali e che non si incontra con la visione, ad esempio, dei paesi del Nord Europa.
La missione del Tavolo di Distretto nasce proprio da qui. Presentarsi alle istituzioni europee con una posizione comune. Comune di Prato, Confindustria Toscana Nord, Confartigianato Imprese Prato, Cna Pistoia e Prato, Cgil, Cisl, Uil, Plures e Next Technology Tecnotessile hanno scelto di muoversi insieme. Perché quando si tratta di incidere sulle politiche comunitarie, le singole voci rischiano di perdersi. Una voce compatta, invece, può provare a farsi ascoltare.
Il primo fronte è il futuro Circular Economy Act, il provvedimento europeo destinato a orientare lo sviluppo dell’economia circolare. Il distretto chiede che l’economia circolare diventi una vera politica industriale europea, capace di sostenere le filiere del riciclo già esistenti, riconoscere il valore delle fibre rigenerate e favorire un mercato effettivo delle materie prime seconde. Il punto è concreto. I materiali tessili recuperabili devono poter tornare a essere risorse nel più breve tempo possibile, senza rimanere intrappolati in classificazioni che ne ostacolano il riutilizzo. La questione dell’End-of-Waste, cioè la cessazione della qualifica di rifiuto, è centrale. Perché un cencio non sia considerato necessariamente qualcosa da eliminare, ma l’inizio di un nuovo ciclo produttivo. E chi da anni lavora per recuperare, selezionare e rigenerare le fibre deve essere riconosciuto come parte della soluzione. È questa la specificità che Prato vuole spiegare all’Europa.
“La nostra è una vera e propria missione di sistema”, sottolinea Biffoni.
“Rimanere fermi significa aver già perso in partenza; presentarci compatti e ben preparati rappresenta invece l’unica sfida reale per presidiare quel mondo strategico che è Bruxelles”. Ma non sarà una partita facile per questo da qui ai prossimi due anni saranno necessarie alleanze con paesi europei che parlano la nostra stessa lingua tessile come la catalogna o il Portogallo. Il sindaco guarda oltre gli incontri appena conclusi. Il percorso dovrà proseguire con il governo nazionale e trovare un punto di approdo nel semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, in programma dal primo gennaio al 30 giugno 2028.
La prospettiva è importante. L’obiettivo è arrivare all’appuntamento europeo con interlocutori nazionali in grado di raccogliere le istanze del distretto e sostenerle con maggiore forza. La presidenza italiana potrà diventare una vetrina, ma soprattutto un’occasione politica per portare la manifattura e la circolarità tessile al centro dell’agenda europea. Non basta, insomma, arrivare quando le decisioni sono già state prese. Bisogna esserci prima, seguire i dossier, costruire relazioni e presentare proposte.
In questa strategia c’è un altro passaggio decisivo: le alleanze. Prato vuole rafforzare i rapporti con i distretti tessili europei che condividono le stesse esigenze. I primi contatti sono stati avviati con realtà della Catalogna e del Portogallo. L’idea è costruire una rete stabile, capace di elaborare posizioni comuni e di intervenire con maggiore incisività nel processo legislativo dell’Unione. La missione di Bruxelles, dunque, non è un punto d’arrivo. È l’inizio di un lavoro che il Tavolo di Distretto dovrà tradurre in iniziative concrete. “Nei prossimi mesi avrà un ruolo centrale nel trasformare le relazioni costruite e le istanze condivise in azioni concrete per tutelare e rilanciare il nostro distretto tessile”, spiega l’assessora Benedetta Squittieri, coordinatrice del Tavolo. La roadmap prevede un confronto con il governo, la formalizzazione dei contatti con gli altri distretti e la preparazione di un contributo tecnico dedicato al Circular Economy Act, all’End-of-Waste, alle materie prime seconde, alla responsabilità estesa del produttore e al riconoscimento del riciclo meccanico.
Il lavoro si allargherà poi alle consultazioni europee sull’ecodesign tessile e al monitoraggio delle norme su competitività, etichettatura, vigilanza del mercato e appalti pubblici. Senza perdere di vista le scadenze per l’attuazione della responsabilità estesa del produttore e della direttiva rifiuti.
A Bruxelles, il distretto non porta soltanto rivendicazioni. Porta esempi concreti. Come il Textile Hub di Plures, l’impianto da 33mila tonnellate l’anno dedicato alla selezione e al trattamento dei rifiuti tessili attraverso l’intelligenza artificiale. Un investimento da 30 milioni di euro, nato dal recupero dell’area dell’ex depuratore. Un progetto che racconta una filiera capace di investire nell’innovazione e di trasformare il recupero dei materiali in una sfida industriale.
A portare valore aggiunto c’è poi il percorso per ottenere l’Indicazione geografica protetta per il Cardato Riciclato Pratese. Il riconoscimento, se ottenuto, potrebbe diventare il primo marchio di indicazione geografica dell’Unione europea per un prodotto non alimentare, offrendo tutela e promozione a una filiera che conta oltre 5mila addetti. Il prossimo passaggio sarà portare il Position Paper, la relazione sul distretto già presentata al Bruxelles, anche a Roma, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso il raccordo della Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea. Da lì il lavoro continuerà in vista del 2028 e del negoziato sul bilancio europeo 2028-2034. La rivoluzione comincia prima di tutto dalla volontà di non aspettare che siano altri a decidere il futuro del distretto.
Silvia Bini
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