L’AQUILA – “In buona sostanza, con il bando a noi dedicato dell’Aquila Capitale della cultura ci danno 3.000 euro per allisciare una parete su cui dipingere un murales o per realizzare un piedistallo su cui collocare una scultura, e per opere che non decideremo noi…”.
È la salace ironia di un sindaco di un Comune del cratere sismico aquilano che chiede, segno dei tempi, di mantenere il rigoroso anonimato. Che non ci mette la faccia, ma esprime le forti perplessità di molti altri suoi colleghi.
Il riferimento è al bando “L’Aquila Città Territorio – Segni e Voci di Paesaggio”, nell’ambito di L’Aquila Capitale italiana della cultura. Dopo i ritardi e le polemiche già emersi in primavera, in occasione dell’annuncio dell’iniziativa, il bando è stato indetto a luglio dal Comune dell’Aquila, di cui è sindaco Pierluigi Biondi, di FdI, in qualità di soggetto attuatore, e con l’Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni del cratere 2009 (Usrc), diretto da Raffaello Fico, a fornire supporto tecnico.
Il bando è destinato ai 61 Comuni del sisma del 2009, per la realizzazione di interventi artistici e culturali site-specific, ovvero “una rete diffusa di interventi di arte pubblica contemporanea finalizzati alla valorizzazione delle identità territoriali, del patrimonio culturale e del paesaggio”.
Il budget complessivo ammonta a 1.220.000 euro, a valere sulle risorse dell’intervento Restart “L’Aquila Città Territorio”, finanziato con il 4% dei fondi destinati alla ricostruzione edilizia post-terremoto. Una dotazione che va ad aggiungersi alle risorse del faraonico budget di L’Aquila 2026, che, contando anche le compartecipazioni private, arriva a 20 milioni di euro.
Il bando è stato pubblicato quando erano già trascorsi sei mesi dall’inizio dell’anno della Capitale della cultura e, a tre mesi dalla sua conclusione, è ancora in fase istruttoria.
A conti fatti, 1.220.000 euro divisi per i 61 Comuni equivalgono a 20.000 euro per ciascuna municipalità. Ma attenzione: “una quota non inferiore all’85% del contributo concesso dovrà essere destinata alle attività di ideazione, progettazione, produzione e realizzazione delle opere e ai relativi compensi professionali e artistici”.
Al singolo Comune, e dunque alle effettive facoltà decisionali del sindaco, dell’assessore alla Cultura, del consiglio comunale, e della comunità locale e cittadinanza attiva, resterà di fatto soltanto il 15% del contributo concesso, ovvero 3.000 euro, che potranno essere utilizzati “per sostenere spese direttamente connesse alla realizzazione e valorizzazione dell’intervento, quali attività di comunicazione e promozione, ospitalità, organizzazione di eventi collegati, supporto logistico, allestimenti, servizi tecnici e ulteriori attività funzionali al conseguimento degli obiettivi progettuali”.
Gli artisti poi non saranno scelti dai Comuni, ma da una commissione interna dell’Usrc.
A questo scopo, sempre a luglio, è stato indetto un apposito bando, “Call per artisti e collettivi di arte pubblica contemporanea – Segni e Voci di Paesaggio”, per stilare una short list di artisti che saranno poi incaricati di realizzare le opere nei singoli Comuni.
Tra i principali requisiti per entrare nella lista figurano “la qualità artistica” dell’opera proposta e “il possesso di adeguata esperienza nell’ambito dell’arte pubblica contemporanea, delle pratiche artistiche site-specific e dei processi partecipativi”.
In realtà un percorso partecipativo c’è stato: i Comuni hanno inviato schede nelle quali indicano, a grandi linee, il valore e il contenuto che vorrebbero attribuire all’opera, oltre al luogo in cui dovrebbe essere collocata. Sarà poi l’Usrc ad abbinare ciascun artista al singolo Comune.
Un ulteriore bando è stato indetto sempre dall’Usrc a luglio, questa volta per costituire una short list di strutture ricettive, alloggi e forme di ospitalità temporanea, “quale strumento ricognitivo a supporto dell’organizzazione delle attività istituzionali dell’Ente”. L’obiettivo è ospitare gli artisti, senza che “l’iscrizione comporti alcun diritto all’affidamento di servizi o all’utilizzo delle strutture”.
È così che si declina insomma il programma di L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026, con secchiate di retorica annunciato come evento lungo un anno nel quale protagonista non sarebbe stato soltanto il capoluogo, con la sua dimensione intramoenia, bensì la tanto declamata città territorio, il “multiverso” inteso anche in senso territoriale, a beneficio dei paesi e dei castelli del contado che contribuirono a fondare L’Aquila nel XIII secolo e, successivamente, dei Comuni del cratere sismico del 2009.
Non c’è soltanto il sindaco che ha espresso il proprio malcontento a questa testata. Anche altri suoi colleghi, che però non proferiscono verbo in pubblico, anche perché di centrodestra appartenenti dunque alla stessa filiera politica che dirige L’Aquila 2026, osservano che il progetto è, di fatto, calato dall’alto e non lascia pochi margini di scelta ai singoli Comuni, se non per l’individuazione e l’allestimento dei siti in cui collocare le opere e per l’indicazione di ciò che queste dovrebbero esprimere.
Nell’anno della Capitale della cultura avrebbero voluto non soltanto maggiori risorse e anche molto prima, per poterle utilizzare durante la stagione estiva.
Ci sono sindaci che, fin dall’inizio dell’anno, si erano messi al lavoro insieme alle associazioni del territorio per ideare iniziative ed eventi e realizzare strutture e spazi a destinazione sociale e culturale, da finanziare con i fondi di L’Aquila 2026 e a valere sui bandi d hoc per i cratere sismico.
Sul bando “Segni e Voci di Paesaggio”, come detto, si era già registrato uno scontro in primavera.
In particolare tra il sindaco Biondi e il sindaco di Pizzoli Gianni Anastasio, del Pd e coordinatore dei Comuni del cratere 2009, l’unico ad averci messo la faccia. Anastasio aveva denunciato come il bando fosse già allora in clamoroso ritardo e fosse stato “calato dall’alto”, senza “il coinvolgimento dei sindaci”, chiedendo di conseguenza un ruolo attivo delle amministrazioni nella definizione dei criteri e degli obiettivi.
Il malcontento era emerso anche a margine della presentazione del progetto, da parte di altri sindaci e amministratori, che successivamente avevano però inviato a questa testata una piccata smentita rispetto a un articolo pubblicato che riferiva quanto accaduto dietro le quinte.
Ben diversa, c’è anche chi osserva, è invece la modalità di erogazione dei fondi nel capoluogo da parte del Comune, che per molti eventi ricorre spesso e volentieri alla procedura “a sportello”, ovvero ad affidamenti diretti. E senza badare a spese.
Hanno fatto discutere, ad esempio, le assegnazioni a iniziative proposte da tre protagonisti della politica recente e passata: 75.000 euro alla Fondazione Magna Charta di Gaetano Quagliariello per un progetto di integrazione fra intelligenza artificiale e cultura; 131.760 euro alla Human Foundation di Giovanna Melandri; 75.000 euro ad Anica Academy, presieduta da Francesco Rutelli, per il percorso formativo gratuito Immaginare la Città.
Circa 118.000 euro sono andati all’Università di Chieti per lo studio “sul benessere dei residenti, con l’obiettivo di verificare, attraverso test metabolomici, se nel corso di L’Aquila 2026 l’andamento medio dei parametri biopsicologici dei cittadini presenti un andamento definito, misurandone gli effetti e le dimensioni”.
Tutte iniziative valide, ma si osserva, con modalità di finanziamento ben diverse e agevolate rispetto ad esempio del bando “Sviluppo delle potenzialità culturali per l’attrattività turistica del cratere”, ad associazioni culturali e realtà vive dei territori, con un budget di 325.000 euro, per contribuiti massimo di 15.000 euro, con una cofinanziamento del 50% di quando ricevuto.
Infine, va ricordato, l’inaugurazione di gennaio è costata complessivamente 1 milione di euro; la mostra di Fabio Mauri, 874.000 euro; quella di Ai Weiwei, 380.000 euro. L’aver ospitato la Visitazione di Raffaello al Munda ha comportato una spesa di 900.000 euro. Filippo Tronca
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