I numeri di una corsa senza precedenti
Ricavi moltiplicati per quindici in un anno, una perdita netta di 80,7 miliardi di dollari in sei mesi, impegni per la potenza di calcolo che potrebbero arrivare a 750 miliardi. Sono i numeri che emergono dalla bozza del prospetto con cui Anthropic, la società di San Francisco fondata nel 2021 da Dario Amodei con altri ex ricercatori di OpenAI e che sviluppa i modelli Claude, si prepara alla quotazione a Wall Street.
Il documento non è pubblico. Lo ha visionato il Wall Street Journal, e le cifre sono state poi riprese da Reuters e dalle principali agenzie. Raccontano un’azienda che cresce a un ritmo raro anche per gli standard della Silicon Valley e che, per sostenere quella crescita, ha firmato contratti per centinaia di miliardi. È la fotografia più nitida finora disponibile dell’economia dell’intelligenza artificiale: ricavi vertiginosi da una parte, costi colossali e in larga parte già bloccati dall’altra.
La perdita che fa rumore, e quella che conta
Il numero che ha fatto il giro delle agenzie è la perdita: 80,7 miliardi di dollari nel primo semestre del 2026, contro i 13 dello stesso periodo del 2025. È anche il dato meno rivelatore. Secondo il Journal, circa 72 miliardi derivano da rettifiche contabili senza uscita di cassa, legate alla rivalutazione delle obbligazioni convertibili e degli altri strumenti finanziari con cui la società ha raccolto capitali. Quando il valore stimato di un’azienda cresce rapidamente, cresce anche il valore di quegli strumenti, e la differenza finisce a bilancio come perdita.
Il dato che dice di più sul modello di business è un altro: quasi 9 miliardi spesi in calcolo e infrastrutture nei sei mesi chiusi al 30 giugno, più dei 7,3 miliardi di tutto il 2025. È il costo vivo dell’intelligenza artificiale: i chip, l’elettricità, i data center necessari per addestrare i modelli e per farli funzionare ogni volta che un utente pone una domanda.
Una crescita da quindici volte, e i suoi limiti
Sul fronte dei ricavi la bozza descrive un’accelerazione impressionante: 16,3 miliardi di dollari nella prima metà del 2026, contro circa 1,1 miliardi nello stesso periodo dell’anno prima. Un ritmo che pochi gruppi tecnologici hanno mai mostrato su queste dimensioni, e che non si è fermato: secondo Reuters, in un incontro con gli investitori del 14 ottobre la società ha comunicato ricavi del terzo trimestre per 16,8 miliardi, il 45% in più degli 11,6 del secondo, e di essere in utile su base rettificata, cioè al netto delle voci contabili straordinarie.
Ma la crescita porta con sé una fragilità che la stessa società mette per iscritto. Circa un quinto del fatturato del semestre arriva da due soli clienti, e il prospetto avverte che una quota significativa dei ricavi continuerà a dipendere da un numero limitato di grandi contratti anche nel prossimo futuro. Il prospetto non rivela chi siano i due clienti. La concentrazione, peraltro, sta calando: secondo Reuters e il Financial Times, nel 2025 i due maggiori clienti pesavano per quasi un quarto dei ricavi. Resta il fatto che la perdita o la rinegoziazione di un singolo accordo potrebbe pesare sui conti molto più di quanto accada in aziende con una base clienti diffusa, tanto più che molti grandi clienti aziendali non sono vincolati da contratti di lunga durata.
Il conto del calcolo
La parte più impressionante del documento riguarda il futuro. Anthropic ha già assunto impegni per circa 450 miliardi di dollari in servizi di cloud computing, da pagare nei prossimi sette-dieci anni, in gran parte non cancellabili e dovuti a prescindere dall’utilizzo effettivo. La ripartizione rende l’idea delle alleanze: 111 miliardi con Google, 110 con Amazon Web Services, 31 con Microsoft. A questi si aggiungono fino a 86 miliardi per il noleggio di chip Nvidia attraverso due fornitori specializzati, Nscale e Lambda, con contratti fino al 2033 e al 2034, e oltre 160 miliardi per il noleggio di chip progettati da Google, in un accordo che coinvolge Broadcom.
Sommando tutto, i costi infrastrutturali futuri superano i 600 miliardi. E la società sta negoziando altri accordi che potrebbero aggiungerne fino a 150, portando il totale potenziale a 750 miliardi. Il prospetto segnala anche che la domanda di hardware ha superato la capacità che alcuni fornitori di cloud sono disposti a mettere a disposizione, anche perché Amazon, Google e Microsoft vedono ormai in Anthropic un concorrente oltre che un cliente: l’accesso alla potenza di calcolo, oltre che il suo costo, è elencato tra i rischi principali.
Il test di Wall Street
La quotazione potrebbe arrivare già a novembre, con una valutazione che diverse fonti stimano vicina ai 2.000 miliardi di dollari. Sarebbe la prova più impegnativa finora della disponibilità dei mercati a finanziare impegni infrastrutturali enormi e di lunghissima durata in cambio di una crescita che, per giustificarli, dovrà proseguire per anni. Non a caso OpenAI, la concorrente diretta, starebbe accelerando un proprio round di finanziamento con una valutazione oltre i 1.400 miliardi, per chiuderlo prima del debutto di Anthropic: la corsa all’intelligenza artificiale è diventata anche una corsa al capitale.
Il precedente più recente invita alla prudenza. A giugno SpaceX ha realizzato la più grande Ipo della storia, con una valutazione di 1.770 miliardi; a fine luglio le azioni avevano già perso circa la metà dal picco. Le grandi quotazioni tecnologiche possono raccogliere cifre senza precedenti, ma il mercato chiede poi conto delle promesse trimestre dopo trimestre.
Tra i fattori di rischio la società elenca anche un tema insolito per un prospetto di Borsa: l’incertezza su come impedire che i propri modelli causino danni e su come tutelarsi dalle relative responsabilità, dagli attacchi informatici sofisticati ai comportamenti imprevisti di sistemi sempre più autonomi. È il tema della sicurezza su cui Anthropic ha costruito la propria identità, e che ora entra nel linguaggio della finanza.
E l’Europa?
Per chi guarda dall’Europa, il dato più eloquente non è la perdita né la valutazione, ma la destinazione dei soldi. Quei 750 miliardi finiranno quasi interamente a gruppi americani: Google, Amazon, Microsoft, Nvidia, Broadcom. L’Europa compare soprattutto a monte della filiera, con l’olandese ASML, unico produttore al mondo delle macchine per la litografia a ultravioletti estremi senza le quali i chip più avanzati non esisterebbero, e con i suoi fornitori come Zeiss e Trumpf.
È la stessa dinamica che emerge guardando i flussi di capitale: il risparmio europeo attraversa l’Atlantico per finanziare debito pubblico e tecnologia americani, mentre l’Europa discute di sovranità digitale. La quotazione di Anthropic, se andrà in porto, offrirà agli investitori europei la possibilità di partecipare a questa corsa. Ma da azionisti, non da protagonisti.
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