Varese e Canton Ticino alleati per cambiare la cultura del consumo



“Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto”. È il motto scelto per il progetto Interreg “Riduciti”, presentato questa mattina nella sede della Provincia di Varese alla presenza del consigliere delegato Stefano Bellaria. Un progetto transfrontaliero tra Italia e Svizzera che punta a costruire una strategia comune per la prevenzione della produzione di rifiuti, puntando soprattutto sul cambiamento degli stili di vita.

Serve una cultura nuova, non solo differenziare meglio

Il punto di partenza del progetto è la consapevolezza che la riduzione dei rifiuti non dipende soltanto da strumenti tecnici o normativi, ma richiede un cambiamento nei comportamenti di cittadini, scuole, istituzioni e imprese. Un tema su cui insiste anche Marco Fantoni, vicedirettore di Caritas Ticino: «partendo dal sondaggio realizzato nell’ambito del progetto, è necessario superare le difficoltà che ancora frenano la riduzione dei consumi, a partire dalla consapevolezza che siamo tutti consumatori. Occorre invertire la cultura dell’usa e getta».

Tra le filiere più critiche figura quella del tessile, un settore che Fantoni descrive come particolarmente faticoso da affrontare. Ma anche la plastica, i materiali elettronici o gli scarti in edilizia.

Il sondaggio condotto tra i cittadini segnala inoltre come uno degli ostacoli principali alla riduzione dei rifiuti sia l’eccesso di imballaggi con cui vengono venduti molti prodotti, indicato dal 68% dei varesini e dal 64% dei ticinesi intervistati.

Il progetto: tre fasi, 30 mesi, oltre un milione di euro complessivi

Il percorso di “Riduciti” durerà 30 mesi, dal 1° gennaio 2026 al 30 giugno 2028, ed è articolato in tre fasi principali. La prima è dedicata all’inquadramento del contesto: analisi delle normative italiane e svizzere, raccolta e confronto dei dati sulla produzione dei rifiuti, mappatura delle buone pratiche già esistenti sul territorio. La seconda fase prevede la costruzione di una vera e propria strategia transfrontaliera integrata, con strumenti di supporto, momenti formativi per amministratori, tecnici comunali, cittadini, scuole e professionisti, e un piano di comunicazione condiviso. La terza fase porterà la strategia sul territorio, con iniziative rivolte a enti pubblici, comunità e scuole, la filiera pilota sul tessile e campagne di comunicazione dedicate.

Il partenariato ha una composizione multilivello: capofila sul versante italiano è la Provincia di Varese, affiancata da ARS Ambiente, Istituto OIKOS, Legambiente Lombardia, CAST ONG, SUPSI e Comune di Cadempino; sul versante svizzero il capofila è Caritas Ticino. Si aggiungono organizzazioni associate come l’Università della Svizzera italiana, LERETI, ALFA, Repubblica e Cantone Ticino, ATS Insubria e ACLI.

Sul piano economico, la componente italiana del progetto vale circa 805mila euro, di cui oltre 608mila di risorse FESR e circa 152mila di cofinanziamento nazionale. Per i partner svizzeri il budget è di circa 362mila franchi, con un cofinanziamento dei partner di circa 181mila franchi.

Le abitudini dei residenti: differenziare sì, ridurre ancora poco

Una delle basi conoscitive del progetto è un sondaggio condotto su mille residenti, 500 in provincia di Varese e 500 in Canton Ticino, sui comportamenti legati alla produzione dei rifiuti.

Il dato più netto riguarda proprio la percezione di cosa significhi prevenire i rifiuti: alla domanda su quali azioni siano più efficaci, la risposta più frequente resta fare correttamente la raccolta differenziata, indicata dall’81% degli intervistati italiani e dal 78% di quelli ticinesi.

Come sottolinea Andrea Ghiringhelli di ARS Ambiente, partner tecnico del progetto, la prevenzione è un tema che sfugge alle normative, molto rigide su produzione e smaltimento, mentre le abitudini di consumo sono transfrontaliere. Dai dati raccolti emerge una mentalità piuttosto diffusa, circa l’80%, che equipara il concetto di prevenzione e quello di raccolta differenziata: un segnale, spiega Ghiringhelli, di come la prevenzione resti ancora un termine aleatorio e poco concreto per i cittadini.

Comportamenti positivi già diffusi

Sul fronte dei comportamenti concreti, alcune pratiche sono ormai consolidate su entrambi i lati del confine: l’uso di borse riutilizzabili per la spesa riguarda il 90% dei varesini e l’87% dei ticinesi, mentre le borracce sono usate dal 63% dei varesini e dal 65% dei ticinesi.

Più marcate le differenze sul consumo di acqua del rubinetto, che riguarda il 57% dei ticinesi e il 37% dei varesini. Il Varesotto mostra invece percentuali più alte su riparazione e riuso degli oggetti: il 60% degli intervistati dichiara di riparare o far riparare un oggetto anziché gettarlo, contro il 54% in Ticino.

Cosa chiedono i cittadini

Tra le priorità di intervento indicate dal sondaggio spicca la richiesta di aumentare fontanelle e punti di riempimento delle borracce, considerata prioritaria dal 48% dei ticinesi e dal 44% degli intervistati italiani.

Trovano consenso anche gli interventi per favorire la riparazione dei beni, attraverso bonus e incentivi, e l’aumento della presenza di centri del riuso. Sul versante italiano emerge inoltre una particolare richiesta di informazioni e strumenti che permettano di conoscere più facilmente riparatori, negozi dello sfuso e altre attività dell’economia circolare.

Alcune esperienze esistono già

La mappatura, però, evidenzia che nei territori coinvolti qualche esperienza che evita la produzione di nuovi rifiuti c’è già.  Ci sono centri del riuso, raccolte solidali, negozi dell’usato e vintage, Repair Café e attività artigianali di riparazione. A queste si aggiungono mercatini del baratto, swap party e iniziative di bookcrossing e bibliocabine.

Sul fronte degli acquisti esistono negozi dello sfuso, Gruppi di acquisto solidale, punti refill e iniziative dedicate alla prevenzione degli imballaggi. Per l’acqua sono presenti le case dell’acqua, mentre altre esperienze riguardano il noleggio e la condivisione di beni: passeggini, seggiolini, stoviglie e altri prodotti che possono essere utilizzati da più persone invece di essere acquistati individualmente.

Il messaggio che arriva dall’indagine è quindi piuttosto netto: i cittadini sembrano disposti a ridurre i rifiuti, ma chiedono che le alternative siano visibili, economicamente convenienti e facilmente raggiungibili.

L’impegno di Caritas Ticino

Per Caritas Ticino, capofila del progetto sul versante svizzero, il lavoro sull’economia circolare si inserisce in un impegno più ampio contro la povertà e l’emarginazione. Lo spiega il direttore Stefano Frisoli: non è possibile percorrere queste strade da soli, perché l’efficacia dell’azione dipende dalla capacità di costruire progettualità condivise; ci sono strade operative che ora vanno testate insieme, anche con l’obiettivo di costruire nuovi posti di lavoro con inclusione sociale.

Marco Fantoni aggiunge che il lavoro di Caritas Ticino su temi come il riuso e l’economia circolare affianca le attività più classiche di contrasto al disagio, con l’obiettivo di far crescere, anche nelle scuole, una nuova cultura del consumo.

Un esempio virtuoso: dal tessile all’isolamento termico

Tra gli ambiti su cui si concentra il progetto figura anche la sperimentazione di nuovi utilizzi per gli scarti. La SUPSI sta studiando, ad esempio, la possibilità di impiegare gli scarti tessili come materiale isolante, nel campo dell’edilizia — uno dei principali settori produttori di rifiuti — lavorando per potenziare le caratteristiche tecniche di questo isolante, in un percorso che punta anche a un possibile sviluppo commerciale.

L’Academy sull’economia circolare

Tra le attività già programmate figurano quattro Academy dedicate all’economia circolare, di cui tre sul territorio varesino, rivolte a tecnici comunali, enti locali, professionisti e cittadini, oltre a partecipanti a programmi socio-professionali.

Il primo appuntamento, dedicato agli operatori comunali, è fissato per il 16 ottobre, con un percorso che proseguirà fino alla primavera. Sul territorio ticinese è inoltre previsto un concorso rivolto alle scuole del Luganese, chiamate a sperimentare buone pratiche di economia circolare.

Le parole di Bellaria: «Nessun segnale di sofferenza, ma serve una riflessione comune»

A chiudere la presentazione, il consigliere delegato Stefano Bellaria ha sottolineato come, al momento, sul territorio della provincia di Varese non emergano segnali di sofferenza nella raccolta differenziata, ma che si tratti comunque di un tema su cui è importante riflettere insieme, guardando anche alle politiche del riuso.

Bellaria ha richiamato in questo senso il progetto portato avanti dal presidente della Provincia Marco Magrini (e congelato) per l’individuazione di un gestore unico dei rifiuti sul territorio, un sistema integrato di riciclo e di gestione delle risorse che, ha sottolineato, va anche nell’ottica di costruire politiche di gestione nuove e adeguate alle sfide che si profilano.





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