
“Vedere oggi il Trasimeno arrivato a pochi centimetri dai due metri sotto lo zero idrometrico è un pugno nello stomaco. Per chi non conosce il lago, “meno due metri” può sembrare soltanto un numero. Ma togliere due metri d’acqua a un lago profondo è una cosa. Perderli nel Trasimeno, che raggiunge appena sei metri di profondità massima, significa vederlo lentamente morire. Essere a due metri sotto lo zero idrometrico non significa semplicemente assistere alle difficoltà e alle sospensioni dei collegamenti con le isole, ai problemi della navigazione, vedere acuirsi il fenomeno della proliferazione dei chironomidi o alle conseguenze sempre più pesanti sulle attività economiche e sulle comunità del lago.
Questi sono i sintomi di una malattia molto più profonda. Meno due metri sullo zero idrometrico significa avvicinarsi, un centimetro alla volta, a un punto di non ritorno. Perché salvare il lago significa salvare un territorio.Nel 2024 ho avuto occasione di partecipare all’iniziativa promossa dal GAL Trasimeno-Orvietano, che aveva sintetizzato molto bene questa consapevolezza già nel titolo del convegno: “Salvare il Lago per non far morire il Trasimeno”. Significa salvare le sue comunità, il turismo, la pesca, l’agricoltura, il commercio, le imprese e un’economia che dal Trasimeno dipende direttamente o indirettamente. Significa difendere una risorsa ambientale, sociale ed economica fondamentale per l’Umbria.
Quattro anni fa, il 5 settembre 2022 (foto), durante un incontro pubblico all’Hotel Lido di Passignano sul Trasimeno, insieme al collega Massimiliano Romeo, proposi l’istituzione di un unico Commissario nazionale che potesse affrontare in maniera coordinata le diverse emergenze idriche del Paese. A quell’incontro parteciparono rappresentanti delle istituzioni e della politica, di maggioranza e di opposizione, sia a livello regionale sia nazionale: dall’allora assessore regionale Enrico Melasecche alla allora Presidente della Provincia di Perugia Stefania Proietti, dai consiglieri regionali Simona Meloni, allora capogruppo del PD all’opposizione e oggi Assessore in maggioranza, Marco Squarta, allora Presidente del Consiglio Regionale di Fdi e oggi europarlamentare, ai sindaci di centrosinistra Sandro Pasquali, Matteo Burico, Cristian Betti e di centrodestra Maria Elena Minciaroni.
Persone appartenenti a schieramenti diversi, alcune delle quali oggi si trovano anche a ricoprire ruoli diversi e in posizione ribaltata tra maggioranza e opposizione, ma che allora seppero condividere e sostenere una proposta nell’interesse del Trasimeno. È quello lo spirito che dobbiamo ritrovare oggi. Quella proposta arrivò poi in Parlamento e fu approvata dal Senato con soli due voti contrari. Nella legislatura successiva il Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica vide effettivamente la luce e, nel 2024, il Governo Meloni affidò proprio a quel Commissario anche il compito di occuparsi del Trasimeno.
Oggi, a due anni da quella scelta, la prospettiva deve cambiare. Non partiamo da zero. E soprattutto non siamo più nella fase in cui dobbiamo limitarci a studiare il problema e individuare ciò che andrebbe fatto. E non partiamo da zero neppure sul piano degli interventi. Dal 2019, con la Giunta regionale guidata da Donatella Tesei sul Trasimeno c’è stato un indubbio cambio di passo: sono stati avviati interventi di manutenzione e ripristino, si è intervenuti sulla gestione delle paratoie e del sistema dei canali nell’area di Moiano e dell’Anguillara, per convogliare verso il Trasimeno acque che altrimenti avrebbero continuato a defluire verso il bacino toscano, come negli anni precedenti, e, soprattutto, è stato avviato concretamente il percorso per l’adduzione delle acque da Montedoglio.
La Giunta di Stefania Proietti ha poi proseguito alcune di quelle scelte, portando a compimento il percorso su Montedoglio, e avviato ulteriori interventi, a partire dai dragaggi e dalla pulizia, da un primo intervento di pulizia dei canali, oltre alle azioni sul fronte ambientale e del ripristino degli habitat. Riconoscere questa continuità non significa confondere le responsabilità o cancellare le differenze politiche: significa partire da ciò che è stato fatto per capire che cosa bisogna fare adesso.
Esiste un Piano operativo per il Trasimeno, adottato dal Commissario con decreto del 17 aprile 2025. Gli interventi sono stati individuati e alcuni sono già stati avviati; ci sono risorse già stanziate e programmate e, per non fermare alcune attività, la Regione ne ha anche anticipate una parte con fondi propri. Siamo quindi entrati in una fase diversa: una fase che deve essere fortemente operativa.
Al netto delle polemiche – legittime, anche quando riguardano qualche proposta fantasiosa – la consapevolezza della gravità della situazione ormai appartiene a tutti. Non dovrebbe servire per attribuirsi reciprocamente responsabilità, ma per lavorare insieme e trasformare programmi e risorse in interventi. Adesso bisogna fare tre cose. E farle rapidamente.
- Sbloccare e spendere le risorse che già ci sono.
I 4,7 milioni di euro del fondo commissariale sono stati individuati, ma per renderli concretamente disponibili occorre completare l’iter del DPCM del Governo e trasformarli in interventi reali. Quando il Trasimeno perde centimetri d’acqua, non possiamo perderli anche nei tempi della burocrazia.
- Trovare nuove risorse nazionali.
Quelle già individuate sono necessarie, ma non sufficienti. Con la prossima Legge di Bilancio i parlamentari umbri, di maggioranza e di opposizione, devono presentare insieme un emendamento per rifinanziare e rafforzare gli interventi sul Trasimeno, così come facemmo nella passata legislatura su temi cruciali per l’Umbria, come la ricostruzione delle aree colpite dal sisma. Non sarebbe una strada nuova. Vent’anni fa, quando occorreva completare il sistema di collettamento e depurazione circumlacuale e il territorio non disponeva delle risorse necessarie, Stato e Regione intervennero insieme attraverso l’Accordo Integrativo per la tutela del Lago Trasimeno. Il Ministero dell’Ambiente, allora guidato da Altero Matteoli, contribuì ad affrontare una priorità che non poteva essere sostenuta soltanto con risorse locali e regionali. Oggi serve la stessa capacità di fare squadra per portare nuove risorse nazionali sul lago.
- Giocare fino in fondo la partita europea.
La Regione Umbria ha già trasmesso a ISPRA gli interventi riguardanti il bacino del Trasimeno destinati a concorrere alla costruzione del Piano Nazionale di Ripristino previsto dal nuovo Regolamento europeo. Ora è fondamentale che il Governo sostenga con forza questa priorità nel Piano italiano e nel confronto con la Commissione europea e che gli europarlamentari umbri, indipendentemente dall’appartenenza politica, facciano insieme la propria parte. Ma per fare del Trasimeno una priorità nazionale ed europea dobbiamo anche riuscire a far comprendere fino in fondo la gravità della situazione.
I numeri, da soli, non bastano. Chi non vive questo territorio e non conosce il Trasimeno difficilmente può comprendere cosa significhino davvero quei quasi due metri sotto lo zero idrometrico.Quasi settant’anni fa, di fronte a un’altra gravissima crisi, grazie all’impegno di numerosi artisti umbri, tra i quali Gerardo Dottori, il Trasimeno venne portato a Roma con la mostra “Il lago muore”, attraverso immagini capaci di rendere visibile ciò che stava accadendo. Oggi credo sia arrivato il momento di promuovere una nuova iniziativa che abbia lo stesso spirito: una mostra fotografica capace di raccontare il Trasimeno di oggi e rendere visibile la gravità della situazione. Se non tutti sono disponibili o in grado di venire al Trasimeno per rendersi conto direttamente di ciò che sta accadendo, possiamo portare il Trasimeno a Roma.
Per questo, insieme ad alcuni amici, con i quali ho condiviso la progettazione e l’organizzazione dell’iniziativa, abbiamo cominciato a lavorare concretamente alla sua realizzazione. Nei giorni scorsi, grazie anche alla disponibilità del SAT – Sorveglianza Aerea Territoriale, abbiamo già realizzato una prima serie di immagini e riprese aeree del Trasimeno e delle aree circostanti comprese nel suo bacino imbrifero, che costituiranno parte del materiale attraverso il quale costruire il racconto della situazione attuale del lago. L’obiettivo è costruire un racconto per immagini capace di mostrare al Parlamento, al Governo e al Paese la situazione reale del lago e ciò che rischiamo di perdere.. Non soltanto uscire dall’emergenza. Decidere adesso quale futuro vogliamo costruire per il lago, le sue comunità e la sua economia. Perché oggi il problema non è più soltanto capire cosa fare. È farlo. E farlo in tempo.”
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