Così il calcio diventa sostenibile: l’esempio del Parma


Il Parma Calcio 1913 ha ottenuto la certificazione ambientale ISO 14001. Il Chief Operating Officer Perrone a Ricicla.tv: “Il nostro è un modello replicabile”


“Sono le nostre scelte che ci qualificano più che le nostre capacità”, lo diceva lo sgangherato ma saggio allenatore e protagonista dell’omonima serie Ted Lasso e stavolta, una scelta davvero meritevole dal punto di vista ambientale arriva proprio da un campo di calcio, quello del Parma, società calcistica dalla lunga storia, che ha virato verso scelte ambientali più consapevoli, riuscendo ad ottenere la certificazione ambientale ISO 14001 con un costante e crescente impegno verso la sostenibilità.

“E’ un percorso che ha avuto inizio quasi tre anni fa, noi avevamo già iniziato ad attuare buone pratiche, poi abbiamo capito che queste azioni potevano portare a qualcosa di più”, ha raccontato a Ricicla.tv, Stefano Perrone, COO (Chief Operating Officer) del Parma Calcio 1913.

Il Parma Calcio 1913, infatti, ha trasformato la sostenibilità ambientale in un vero e proprio pilastro della propria identità. Un traguardo raggiunto attraverso un processo costruito passo dopo passo a partire da piccole abitudini quotidiane diventate, nel tempo, cultura aziendale condivisa.

Tutto ha avuto inizio da un gesto apparentemente banale: l’eliminazione dei cestini all’interno degli uffici del centro sportivo di Collecchio. “Abbiamo trasportato all’esterno, nei corridoi, delle piccole isole di raccolta differenziata di carta, plastica e indifferenziato, obbligando tutti i colleghi ad uscire dall’ufficio per differenziare”, spiega Perrone, sottolineando come questa scelta abbia eliminato il “refugium peccatorum” dell’ufficio: il cestino in cui finiva di tutto senza distinzione. Da lì, il modello si è esteso gradualmente dal centro sportivo allo stadio Tardini: “Abbiamo iniziato a portare queste buone pratiche anche all’esterno, ovvero verso lo stadio e verso i nostri stakeholder, ed è stato un processo complesso. Siamo passati da Collecchio allo stadio, e siamo passati dalla politica dell’eliminazione del cestino a quello che è addirittura un Rentri, e cioè alla modulistica sulla raccolta dell’immondizia”, prosegue Perrone.

Il percorso ha coinvolto l’intera organizzazione: non solo i dipendenti e i collaboratori, ma anche calciatori e calciatrici delle squadre maschile e femminile che hanno partecipato a sessioni di formazione sulla sostenibilità ambientale costruite con un linguaggio derivato proprio dal mondo sportivo, quello che il club chiama “allenamento aziendale”.

“I giocatori hanno recepito rapidamente alcuni principi base della sostenibilità, ovvero che siamo noi i primi attori. I calciatori hanno compreso come le piccole azioni quotidiane portano vantaggi e servono al raggiungimento dell’obiettivo. Se oggi qualcuno entra negli spogliatoi del Parma post partita vedrà che tutto il materiale utilizzato, tutti i rifiuti prodotti, sono raccolti e differenziati, non solo nelle partite casalinghe nel nostro stadio, ma anche quando siamo ospiti” racconta Perrone.

I numeri fotografano un percorso concreto. Nello stadio Tardini la raccolta differenziata è passata da zero al 63% nel giro di un anno, un esperimento pilota partito nelle aree hospitality e arricchitosi successivamente con l’introduzione di un raccoglitore per l’umido e una campagna di comunicazione mirata. Per la stagione 2025/26 sono stati acquistati compattatori dedicati e i raccoglitori sono stati estesi a tutti i settori dello stadio, dalla curva alla tribuna. Sul fronte energetico, invece, gli interventi di efficientamento sulle cucine del Mutti Training Center hanno consentito nel 2024 un risparmio di energia elettrica del 20% rispetto al 2022, e del al 40% per la lavanderia ad alte prestazioni, mentre l’utilizzo di lampade a led al Tardini potrà portare a un risparmio energetico superiore al 30%.

Un capitolo importante riguarda la lotta allo spreco alimentare, tema su cui il club è intervenuto sia internamente, applicando criteri ambientali minimi alla mensa aziendale e alle nuove attrezzature da cucina per la cosiddetta “cucina espresso”, sia nella gestione del catering allo stadio. Come spiega Perrone, “ogni partita al Tardini comporta la distribuzione di oltre mille pasti agli ospiti, Questi mille pasti si trasformavano in fine serata in una marea di rifiuti alimentari. Grazie a un accordo con la società di catering e con l’associazione Parma non spreca, il cibo non utilizzato viene invece recuperato ed entra in un circuito di solidarietà”: circa 50 chilogrammi a partita, per un totale di quasi 600 chilogrammi nella scorsa stagione sono stati destinati a circa 70 famiglie in difficoltà tra le 200 seguite complessivamente. “Quando si spengono le luci dello stadio, la partita è finita. Noi accendiamo un po’ di colore nei frigoriferi. A rotazione ogni post partita 70 famiglie possono avere quel cibo in più, quel colore in più”, spiega Perrone. Il dato relativo al 2024, descrive poi uno spreco alimentare ridotto del 3% rispetto alle derrate acquistate, pari a circa due tonnellate di scarto organico, ottenuto senza intaccare i valori nutrizionali necessari alla performance sportiva grazie al lavoro congiunto di medici, nutrizionisti, chef e dipartimento ambiente.

L’approccio di economia circolare abbraccia anche la manutenzione dei campi da gioco, con il manto erboso sostituito da graminacee macroterme a basso fabbisogno idrico e sistemi di irrigazione intelligenti che, nel 2024, hanno permesso un risparmio stimato di 18.000 metri cubi d’acqua tra Tardini e campi di allenamento, oltre a una riduzione del 35% nell’uso di fertilizzanti, mentre gli sfalci vengono recuperati come compost o biomassa.

L’analisi costi-benefici condotta dal club stima in circa 150.000 euro il risparmio economico diretto ottenuto nel 2024 tra minori consumi energetici, idrici e riduzione dei costi di smaltimento, mentre il sondaggio di percezione tra tifosi e stakeholder indica che l’85% degli intervistati associa oggi il Parma Calcio 1913 a un’immagine di club innovativo e responsabile. Un modello, sottolinea Perrone, “assolutamente replicabile” da altre società sportive, a patto di partire dalle buone pratiche quotidiane e di accettare che diventino, con pazienza, abitudine: “Deve diventare noioso, perché diventa consuetudine. Non c’è più sforzo”.

Guardando al futuro, il club punta a coinvolgere attivamente almeno 20.000 persone entro il 2028 tra dipendenti, fornitori, atleti e tifosi nelle attività di sensibilizzazione e ha già avviato una strategia che guarda al 2030 con l’estensione delle iniziative a tutte le sedi e l’obiettivo di una nuova certificazione, la ISO 45001, in un’ottica “one health” che tiene insieme salute dei lavoratori e tutela ambientale. “Noi – conclude Perrone – abbiamo l’obiettivo di diventare dei promotori culturali, all’interno della nostra azienda, ma anche fuori, con i nostri tifosi”.


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