Giornate intere davanti allo schermo, centinaia di e-mail inviate a politici, istituzioni e rappresentanti delle comunità religiose. È così che Luigi Priano, 56 anni, genovese con disabilità, ha deciso di portare avanti la sua battaglia per chiedere una riforma del trasporto pubblico: la gratuità totale del trasporto pubblico regionale per le persone con disabilità, senza il filtro dell’ISEE.
Una campagna che nasce da un’esperienza personale, ma che Priano vuole trasformare in una mobilitazione collettiva, per arrivare a una petizione popolare regionale che coinvolga persone con disabilità, associazioni e cittadini. Al centro c’è una richiesta che, secondo Priano, riguarda prima di tutto la dignità e il diritto alla mobilità.
“Ho 56 anni e sono sempre stato zitto. Adesso ho detto basta: è arrivato il momento di dire la mia”. Priano racconta così la decisione di uscire da un lungo silenzio, dopo anni segnati dalla convivenza con il disturbo bipolare, diagnosticato a 34 anni, e da una vita lavorativa che si è interrotta. Per oltre dieci anni ha lavorato nel terzo settore come operatore sociosanitario con gli anziani, all’interno di una cooperativa sociale. La perdita del lavoro e il peggioramento delle sue condizioni lo hanno portato a un isolamento sempre maggiore. “Vengo da cinque anni praticamente chiuso in casa. Non uscivo quasi mai e non riuscivo più nemmeno a camminare”. Oggi cerca di recuperare autonomia anche attraverso la piscina e, soprattutto, ha deciso di trasformare la propria esperienza in una battaglia pubblica. “Ci siamo rotti le scatole di essere sempre l’ultima ruota del carro. Le persone con disabilità vengono considerate una voce di bilancio passiva da chiunque”.
La proposta di Priano guarda a un modello già adottato in Piemonte: la Carta BIP di Libera Circolazione, che consente alle persone aventi diritto di viaggiare gratuitamente sulla rete regionale, compresi i treni di seconda classe, senza che l’accesso al beneficio sia subordinato all’ISEE. Secondo Priano, a Genova il costo del trasporto può diventare un ostacolo concreto per chi vive principalmente di pensione di invalidità. Il problema, nella sua esperienza, è legato proprio alla soglia economica che determina l’accesso alle agevolazioni.
La sua iniziativa ha già iniziato a incrociare la politica regionale, anche se precisa di non voler trasformare la sua battaglia in un’iniziativa di parte: “Non cerco un gruppo politico: cerco semplicemente qualcuno che abbia buona volontà e voglia di aiutare”.
Per Priano, il problema del trasporto pubblico si inserisce in una questione più ampia: il rapporto tra disabilità, reddito e accesso alle prestazioni sociali. “I disabili hanno una pensione che è praticamente un’elemosina: in media 341 euro. Noi che siamo in due e sposati ne prendiamo 351 a testa”. Una cifra che, secondo la sua esperienza, deve coprire una lunga serie di spese quotidiane: dalla spesa alle bollette, fino ai farmaci e alle altre necessità. Anche il lavoro, per chi riesce a svolgerlo, non sempre rappresenta una via d’uscita dalla precarietà. Priano cita le borse lavoro e le forme di inserimento previste dalla legge 68: “Le borse lavoro non danno nemmeno i contributi e garantiscono circa 300 euro al mese come rimborso spese”.
Il tema dell’ISEE diventa ancora più delicato quando entrano in gioco piccoli patrimoni o risparmi familiari. Priano racconta quello che gli è accaduto dopo la morte della madre: “Mia madre è morta e mi ha lasciato dei soldi. Sono così andato oltre i 12 mila euro di ISEE e l’abbonamento AMT di mia moglie è passato da 120 a 350 euro”. Da qui la sua critica a un sistema che, a suo giudizio, finisce per penalizzare anche chi dispone di risorse limitate: “Il welfare ti dice: “Prima usa i tuoi soldi, perché non ce ne sono”. E quando il disgraziato ha esaurito tutto, allora arriva lo Stato con il suo welfare. Ma quale welfare?”. E ancora: “Sto consumando tutti i miei risparmi per riuscire a vivere. Sembra che la stabilità economica e la possibilità di vivere con serenità la propria disabilità non contino nulla”.
Nella sua denuncia c’è anche un altro capitolo: quello delle patenti speciali e dei costi legati ai rinnovi. Priano contesta in particolare la frequenza con cui, nel suo caso, viene richiesto il rinnovo, nonostante il monitoraggio da parte degli specialisti. “Noi persone con disabilità siamo seguite costantemente dagli specialisti: che senso ha allora imporre rinnovi così frequenti? La patente viene considerata un bene voluttuario, qualcosa di cui si può fare a meno, e così siamo costretti a pagare tutto e di più”. I rinnovi, spiega, comportano ulteriori spese per visite ed esami, oltre ai costi della commissione medica. “A un anziano di 80 anni hanno rinnovato la patente per tre anni, mentre a me la rinnovano per uno”.
Di fronte alle difficoltà nel trovare risposte politiche, Priano ha deciso di rivolgersi anche alle comunità religiose. Ha scritto a parrocchie, curie, movimenti cattolici, oltre che a comunità protestanti e ortodosse. “A tanti uomini di Chiesa sento dire: ‘Prega, perché il Signore ti aiuterà’. Ma in terra, chi ci aiuta? Se una persona vive nell’insicurezza, con problemi economici e sanitari continui, che preghiera può essere? Qui Dio non c’entra: qui c’entrano gli uomini”. E conclude: “Si “razionalizza” sugli esseri umani, sui cuori, sulle anime e sulle sofferenze. Questo lo abbiamo permesso anche noi credenti e ora deve esserci un ripensamento. C’è troppa apparenza”.
Ora Priano vuole allargare la mobilitazione oltre Genova e trasformarla in una vera campagna regionale. Cerca cittadini, persone con disabilità e, soprattutto, “persone di buona volontà” disposte a contribuire alla raccolta delle firme. “La petizione la farò, ma deve partire dal basso, da noi, perché finora non ci ha ascoltato nessuno”, dice. Chi desidera collaborare all’iniziativa o contattarlo può scrivere all’indirizzo luigipriano@posteo.net. Il suo appello finale è rivolto a tutti, anche a chi oggi non vive una condizione di disabilità: “Ricordatevi che chiunque può diventare disabile, chiunque. E su questo mondo siamo chiamati ad amare”.
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