Non è stata soltanto una vittoria, ma una prova di resistenza fisica, mentale ed emotiva. Matteo Berrettini inaugura il suo Wimbledon con un successo di enorme peso specifico, superando Stan Wawrinka dopo quattro ore e venti minuti di gioco e quattro tie-break, tutti conquistati dall’azzurro, per il definitivo 6-7, 7-6, 7-6, 7-6. Una sfida di altissimo livello, combattuta senza tregua sul Campo 1, che consegna all’italiano il pass per il secondo turno, dove lo attende il francese Arthur Fils, testa di serie numero 20.
Al termine dell’incontro, Berrettini ha raccontato una partita vissuta prima di tutto sul piano mentale, spiegando come la capacità di rimanere positivo abbia fatto la differenza nei momenti più delicati. “Queste partite e questi momenti sono il motivo per cui gioco ancora a tennis. È quello che continuavo a ripetermi, con lo stesso atteggiamento che avevo avuto a Parigi. Mi dicevo che meritavo di essere lì, dentro quella grande battaglia, e cercavo di restare positivo perché volevo esserci. Ho lavorato duramente per potermi trovare sul Campo n. 1 contro una leggenda del nostro sport, ed è quello che continuavo a ripetermi anche quando non stavo giocando il mio miglior tennis. Volevo solo lottare. Volevo godermi quella lotta e questo mi rende felice. Mi rende felice“.
Il romano ha reso merito anche alla prestazione di Wawrinka, protagonista di un match di altissimo livello nonostante i 41 anni e quella che potrebbe essere stata la sua ultima apparizione ai Championships. Berrettini si aspettava un calo fisico dello svizzero con il passare delle ore, ma quel momento non è praticamente mai arrivato. “Sì, speravo calasse, ma non mi è sembrato. Magari al quinto, forse. Non mi è sembrato calare molto: si è andato a prendere tutti i punti e ha continuato a servire benissimo. Anzi, più andava avanti la partita e più serviva bene. Colpiva bene la palla. Mi ero allenato spesso con lui, però non ci avevo mai giocato contro, quindi non sapevo bene cosa aspettarmi. Secondo me ha giocato una partita pazzesca: percentuale altissima, colpiva bene, era preciso. È stato veramente un avversario duro da sconfiggere. Poi, ovviamente, c’erano condizioni diverse: quel giorno c’erano 700 gradi, la palla rimbalzava, era proprio un’altra cosa. Questa è stata una battaglia di nervi, perché alla fine ci sono due punti che possono farti girare completamente la partita. I tie-break sono stati pazzeschi. Ho servito per il set, ho subito il break, sono successe tante cose. Però secondo me la chiave è stata proprio parlarmi bene nei momenti importanti, accettare quando facevo magari qualche errore così e continuare a credere nel mio tennis“.
Uno dei momenti più intensi della giornata è arrivato dopo l’ultimo punto. Matteo ha raccontato le emozioni vissute nel condividere il campo con un campione che ammirava fin da ragazzo e il tributo riservato dal pubblico londinese allo svizzero. “E’ stato bellissimo. Adesso eravamo negli spogliatoi con mio fratello e gli altri e dicevamo quanto fosse stato bello anche sentire il pubblico per lui. Normalmente speri sempre che siano per te, però invece sentire quel boato anche per lui durante la partita è stato davvero speciale. Quando sono venuto qui nel 2014, eravamo io e Andrea Pellegrino, e siamo andati a vedere Roger contro Stan, ai quarti di finale, se non erro. E mi ricordo questa cosa di Roger che serviva lo slice esterno da destra, incredibile: lo sapevi, però non c’era verso di prenderlo. E poi mi ritrovo qui a giocare contro di lui, con tutto il rispetto, e lui che mi dice: ‘Sono contento di aver giocato contro di te’, con le lacrime agli occhi. Non lo so, forse stanotte, quando non riuscirò a dormire, realizzerò davvero quello che è successo. Però sono veramente fiero, contento e felice di quello che sta succedendo“.
Determinante, come spesso accade sull’erba, è stato il servizio. Berrettini ha concesso pochissime opportunità in risposta e considera questo uno dei segnali più incoraggianti anche dal punto di vista fisico. “Sono molto contento. È quello di cui parlavamo nell’intervista che mi avete fatto nella conferenza stampa prima dell’inizio del torneo, quando mi hai chiesto come mi sentissi con l’addominale. Oggi è stata una bella prova: una bella prova di carattere, una bella prova fisica, una bella prova di attenzione. Il servizio sai che è un’arma, però all’inizio del terzo ho sentito quel passaggio lì, ero un po’ più stanco. Secondo me le percentuali si sono abbassate un po’, non ho controllato, ma credo di aver servito più seconde, perché basta poco: basta poco per perdere un po’ di tempo, un po’ di ritmo. Quindi credo che sia un buonissimo segnale, perché poi nei momenti importanti ho servito bene“.
Pur soddisfatto del risultato, l’ex finalista di Wimbledon ritiene di avere ancora margini di crescita, soprattutto dopo un avvicinamento al torneo complicato dagli infortuni e dalla mancanza di partite sull’erba. “Sono fiero del fatto che sapevo che sarebbe stata una partita molto complessa per mille motivi: perché è un primo turno, perché era contro di lui, perché comunque l’ultima partita che ho giocato mi sono ritirato, era sulla terra, e ho dovuto fare le cose abbastanza velocemente per poter tornare. Fino a pochi giorni fa, poche settimane fa, giocavo con Ale un’oretta, quindi sapevo che sarebbe stato complicato arrivare qui e sentirsi incredibili. Sono d’accordo con te che il mio livello generale può essere più alto, però oggi l’approccio era quello di non chiedermi troppo, perché non c’erano partite di rodaggio sull’erba per tantissimi motivi. Sono d’accordo che in risposta potevo fare un po’ di più, potevo essere un po’ più aggressivo. Anche da fondo, secondo me, nel terzo e nel quarto ho iniziato a giocare meglio, a essere un po’ più incisivo. Però questo è il bello: abbiamo visto anche giocatori molto forti uscire subito, oppure anche Jannik fare una partita di cinque set complessa, perché i primi turni sono complessi, ci sono tante cose da mettere insieme. Speriamo che questa partita mi possa aiutare a sentirmi meglio per la prossima“.
Tra i passaggi decisivi della sfida c’è stato anche il tie-break del quarto set, vinto 18-16 dopo una sequenza infinita di occasioni da entrambe le parti. Berrettini ha spiegato come, in situazioni del genere, la preparazione tecnica lasci inevitabilmente spazio alla gestione mentale. “Secondo me è una cosa talmente rara e assurda che non la puoi neanche preparare. Alcune volte penso al tie-break a 10 nel quinto e ho pareri un po’ contrastanti. Da una parte dico che il tie-break a 7 è una bella monetina per decidere una partita al quinto. Però allo stesso tempo il tie-break a 10 non lo alleniamo mai, non lo giochiamo mai, e poi lo andiamo a giocare nel momento più importante, che è il quinto set. Quindi anche quella è una cosa per cui magari ogni tanto uno dovrebbe fare qualche tie-break a 10 per allenarlo. Questa situazione è assurda: una volta che sei lì devi solo provare a parlarti bene, continuare a fare le cose giuste, e poi si incastrano una serie di situazioni in cui uno annulla l’altro, sembra che sia finita e poi invece no. Quindi bisogna solo stare lì, stare nel momento, farsi prendere dal momento in senso buono e godersela. Perché poi nella mia testa c’era anche il fatto di dire: va bene, perdo questo tie-break e la vado a vincere al quinto. C’è anche quella fiducia di dire: va bene, posso perdere questo tie-break, però poi ci rimettiamo lì sotto a lavorare“.
Archiviato il successo all’esordio, l’attenzione è già rivolta al prossimo ostacolo. Berrettini troverà dall’altra parte della rete Arthur Fils, uno dei giovani più competitivi del circuito, sfida che l’azzurro accoglie con entusiasmo. “Ho visto solo il risultato, ovviamente, perché ero in campo. Sappiamo che Arthur è un giocatore fortissimo e che, nonostante gli infortuni, riesce sempre a tornare in condizioni pazzesche. Ci ho giocato solo una volta, mi sa, e mi sono ritirato, quindi speriamo di no. Sarà una partita molto dura. Però sono contento di giocare con lui: è un signor giocatore, sta giocando molto bene, quando gioca vince. Mi alleno per queste partite qua, quindi sono carico“.
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Giandomenico Tiseo
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