l’Italia riparte dalle certezze. Finals più vicine!



La seconda settimana di Volleyball Nations League consegna all’Italia una certezza tattica importante: l’esperimento di Ekaterina Antropova schiacciatrice-ricevitrice è finito. Lo ha chiarito Julio Velasco dopo il successo sul Giappone, spiegando che per questa squadra Kate è troppo importante nel ruolo naturale di opposta. Non si tratta di una bocciatura definitiva dell’idea, perché qualche segnale interessante era arrivato, ma di una scelta di equilibrio: l’Italia funziona meglio quando Antropova può incidere da posto 2, entrare nel doppio cambio, partire titolare o spezzare le partite con la sua potenza offensiva.

La vittoria per 3-0 contro il Giappone ha confermato proprio questo. Dopo il passo falso con gli Stati Uniti, le azzurre hanno ritrovato ordine, ritmo e chiarezza tattica. Antropova opposta ha restituito alla squadra un punto di riferimento più naturale, alleggerendo anche il lavoro delle bande e consentendo a Carlotta Cambi di distribuire con maggiore fluidità. Il risultato è stato un successo netto contro una delle squadre più continue della VNL, una formazione capace di mettere in difficoltà chiunque con difesa, velocità e contrattacco. Il bilancio della week filippina resta molto positivo: tre vittorie e una sconfitta, sei successi complessivi in otto partite e terzo posto in classifica alle spalle di USA e Brasile. L’Italia ha battuto Repubblica Ceca, Serbia e Giappone, perdendo solo contro gli Stati Uniti, e si è avvicinata in modo deciso alle Finals di Macao. Non è un dettaglio, perché questa fase della stagione è stata affrontata con un gruppo rinnovato, tante rotazioni, diverse assenze importanti e l’obiettivo dichiarato di allargare le soluzioni.

Il primo dato tecnico riguarda la profondità del roster. Contro la Repubblica Ceca si sono viste subito le potenzialità del gruppo: il ritorno di Sarah Fahr, l’esordio positivo di Josephine Obossa, la crescita di Stella Nervini e la capacità della squadra di uscire dai momenti complicati senza perdere lucidità. La centrale azzurra ha riportato qualità, esperienza e presenza a muro, mentre Obossa ha dimostrato di poter essere una risorsa concreta nel ruolo di opposta, soprattutto per personalità e impatto offensivo.

La partita con la Serbia ha invece raccontato l’altra faccia del percorso azzurro: grande dominio iniziale, poi un calo evidente di continuità e infine la capacità di ritrovarsi nel tie-break. È stata una gara utile proprio perché imperfetta. L’Italia ha mostrato di avere un sistema muro-difesa in grado di fare male, come dimostrano i 16 muri vincenti, ma anche di poter smarrire il controllo quando cala l’attenzione in ricezione, al servizio e nella gestione dell’errore. In questo senso, le parole di Eleonora Fersino sono state significative: partite così servono per imparare a restare dentro il ritmo anche quando tutto sembra complicarsi.

La sconfitta con gli Stati Uniti ha poi messo in evidenza il limite principale di questa fase: la necessità di mantenere continuità contro squadre fisicamente superiori e già più strutturate. L’Italia ha giocato un primo set di buon livello, arrivando anche ad avere occasioni importanti, ma poi ha pagato un calo in attacco e alcune difficoltà nella gestione dei palloni sporchi. Contro una squadra come gli USA, capace di incidere a muro e di trovare soluzioni con tante interpreti diverse, ogni pausa diventa pesante.

La risposta contro il Giappone è stata però la migliore possibile. Non solo per il 3-0, ma per il modo in cui è arrivato: ricezione solida, servizio efficace, ritmo alto, copertura attenta e attacco più equilibrato. Velasco ha sottolineato proprio questi aspetti, evidenziando come l’Italia sia riuscita a giocare “alla giapponese” contro il Giappone: difendendo tanto, tenendo vivo il pallone e restando lucida negli scambi lunghi. È un segnale tecnico molto rilevante, perché dimostra che il gruppo può adattarsi anche a pallavoli diverse.

Il rientro di Antropova nel ruolo di opposta va letto dentro questo quadro. Da schiacciatrice-ricevitrice aveva offerto qualche buona risposta, soprattutto in termini di disponibilità e presenza offensiva, ma la squadra pagava qualcosa in equilibrio generale. Con Kate in posto 2, invece, l’Italia ritrova una gerarchia più chiara: un terminale principale, bande più libere di lavorare su ricezione e contrattacco, centrali più coinvolte quando la prima palla regge. È una struttura più riconoscibile e, probabilmente, più sostenibile in vista della fase decisiva.

La settimana ha certificato anche la crescita di Loveth Omoruyi e Stella Nervini, due giocatrici preziose per caratteristiche diverse. Omoruyi dà fisicità, colpi pesanti e presenza nei momenti caldi; Nervini offre equilibrio, difesa, intelligenza tattica e una capacità crescente di giocare contro il muro. In una Nazionale che dovrà integrare progressivamente altre protagoniste, avere bande già abituate a sostenere partite di alto livello rappresenta un patrimonio importante. Al centro, il ritorno di Fahr cambia inevitabilmente il volto dell’Italia. La sua presenza non è solo tecnica, ma anche emotiva. Accanto a lei, Nwakalor ha risposto con muri, servizio e attacco, mentre Meli ha dato segnali utili quando chiamata in causa. La sensazione è che Velasco stia costruendo una batteria di centrali capace di offrire alternative vere, non semplici cambi.

La regia di Cambi resta un altro punto centrale. In una fase di sperimentazione, con opposte e bande alternate di continuo, la palleggiatrice ha dovuto gestire combinazioni sempre diverse. Non tutto è stato fluido, ma il lavoro è evidente: quando la ricezione regge, l’Italia riesce a coinvolgere il centro, aprire il gioco e non dipendere solo dalla palla alta. Quando invece la prima linea si sporca, emergono ancora alcuni limiti nella gestione dell’emergenza.

In classifica l’Italia è in una posizione molto favorevole: terza con 6 vittorie e 18 punti, alle spalle di USA e Brasile e davanti a Polonia e Giappone. Questo significa che la qualificazione alle Finals è vicina, ma non ancora matematica. L’ultima tappa intercontinentale di Hong Kong dovrà servire per completare il lavoro, inserire gradualmente le giocatrici rientranti e definire meglio le gerarchie.

 


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 Enrico Spada

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