Diretta è arrivata negli Stati Uniti ben prima dell’inizio della competizione. La mia avventura è iniziata il 28 maggio, quando ho lasciato Belo Horizonte in direzione San Paolo e, successivamente, sono volato da Guarulhos all’aeroporto John F. Kennedy, a New York.
Ho attraversato i tre Paesi che ospitano la più grande Coppa del Mondo della storia, affrontando problemi di connessione in Messico, voli continentali e il lusso di Toronto per raccontare il dietro le quinte logistico del torneo in una prima fase ricchissima di record e partite memorabili.
Vivere una Coppa del Mondo dal vivo è il sogno di ogni appassionato di calcio, ma raccontare il funzionamento del più grande evento del pianeta significa percorrere distanze continentali.
Dopo 30 giorni di copertura intensa, iniziata già con gli ultimi test amichevoli, ho raggiunto l’impressionante traguardo di 22.600 chilometri percorsi tra Brasile, Stati Uniti e Canada. Secondo i dati dell’intelligenza artificiale, ho percorso l’equivalente di 5,5 volte la distanza in linea d’aria tra Oiapoque e Chuí in appena un mese.
Molto oltre i 90 minuti di gioco, ho potuto vivere da vicino infrastrutture, trasporti, accoglienza e criticità di ogni città ospitante. Qui sotto apro il mio diario di bordo con la tabella dettagliata della maratona e il verdetto definitivo su dove la Coppa funziona davvero — e dove invece fallisce — almeno per quanto ho potuto vedere con i miei occhi.
Diario di bordo: la cronologia dei 22.600 km
28/05 | Belo Horizonte (CNF) verso San Paolo (GRU) — 500 km (Volo di uscita dal Brasile)
29/05 | San Paolo (GRU) verso New York (JFK/EWR) — 7.600 km (Volo internazionale)
29/05 | Dall’aeroporto a Newark e Cedar Grove — 50 km (Trasferimento terrestre fino alla base)
Giugno | Giro di amichevoli — 100 km (3 partite della fase preparatoria)
Giugno | Newark verso Cleveland e ritorno a Newark — 1.300 km (Volo interno andata e ritorno)
Giugno | Cedar Grove verso Morristown — 120 km (Trasferimento terrestre – 2 viaggi agli allenamenti della Nazionale)
Giugno | Cedar Grove verso Basking Ridge — 170 km (Trasferimento terrestre – 2 viaggi alle conferenze stampa della CBF)
Fase 1 | Newark verso Città del Messico — 3.300 km (Volo internazionale per l’apertura della Coppa)
Fase 1 | Città del Messico verso Dallas e ritorno a Newark — 3.900 km (Volo di ritorno con scalo)
Fase 1 | Filadelfia (Viaggio 1) — 300 km (Trasferimento terrestre andata e ritorno per Ecuador – Costa d’Avorio)
Fase 1 | Newark verso Toronto — 550 km (Volo internazionale per Germania – Costa d’Avorio)
Fase 1 | Toronto verso Woodstock e ritorno a Toronto — 280 km (Trasferimento terrestre in Canada)
Fase 1 | Toronto verso Detroit e ritorno a Newark — 750 km (Volo di ritorno con scalo)
Fase 1 | Filadelfia (Viaggio 2) — 300 km (Trasferimento terrestre andata e ritorno per Brasile – Haiti)
Fase 1 | Newark verso Miami e ritorno a Newark — 3.500 km (Volo interno per Brasile – Scozia)
Fase 1 | Cedar Grove verso New York, Boston e ritorno — 700 km (Tragitto terrestre e in treno)
27/06 | Cedar Grove verso East Rutherford (MetLife) — 30 km (Trasferimento terrestre oggi per Inghilterra – Panama)
TOTALE DEL VIAGGIO: Circa 22.600 km percorsi nella prima fase.
Verdetto delle sedi: l’esperienza reale
Questa chilometraggio impressionante ci ha dato il bagaglio necessario per valutare il torneo senza il “filtro” della televisione.
Il verdetto delle sedi offre sorprese e avvertimenti importanti in vista della fase a eliminazione diretta:
🥇 Più accogliente: Filadelfia (USA)
Nessun’altra città in questa Coppa ha compreso meglio lo spirito del torneo. La popolazione locale ha davvero abbracciato la competizione, i tifosi si sentono accolti per strada e c’è un’energia contagiosa che unisce la comunità ai migliaia di stranieri. È la sede che regala la vera “atmosfera da Coppa”.
🥈 Più organizzata: Toronto (Canada)
Al Toronto Stadium tutto funziona con la precisione di un orologio. La segnaletica urbana è impeccabile, permettendo a chiunque di raggiungere rapidamente lo stadio, la cui posizione centrale è perfetta. La gentilezza dei volontari e la connessione velocissima nella sala stampa fissano lo standard di eccellenza della FIFA.
🎭 Più iconica: Città del Messico (Messico)
L’Estadio Azteca ha presentato seri problemi infrastrutturali nei primi giorni — come malfunzionamenti della rete internet e accessi confusi —, ma compensa tutto con la sua storia pura. La cerimonia di apertura è stata indimenticabile, segnata dalle spettacolari scene di migliaia di sombreri lanciati in aria. Lì si respira calcio.
I tifosi messicani fanno festa con i sombreri all’apertura della Coppa.
Josias Pereira
🧗 Sfida maggiore: Miami (USA)
Il Miami Stadium entra nella lista come la sede più impegnativa del percorso. Il clima vibrante e la forte presenza latina portano un calore unico, ma la logistica degli spostamenti, il traffico intenso, l’umidità e la pioggia hanno richiesto una pianificazione strategica ancora più attenta.
🚨 Peggiori sedi (ex aequo): Città del Messico e New Jersey
Il fanalino di coda della classifica è una lotta serrata tra le delusioni iniziali messicane e la realtà di New Jersey.
Città del Messico: Per la cronica disorganizzazione, il caos negli accessi e i gravi problemi tecnologici riscontrati nei primi giorni di copertura.
New Jersey: Il MetLife Stadium lascia molto a desiderare, soprattutto per una sede che ospiterà la finale. Lo stadio ha una struttura insolita e distanze eccessivamente lunghe.
Un esempio: se perdi l’orario della navetta ufficiale FIFA per la stampa, resti isolato — dato che il prezzo di un Uber in uscita dallo stadio è esorbitante e proibitivo. E ovviamente manca una certa aura al luogo, che è tagliato da autostrade, ha un centro commerciale come vicino e si trova proprio in mezzo al nulla.
Logistica impegnativa, ma gratificante
La Coppa del Mondo è stata finora un’esperienza impegnativa. Dopo aver viaggiato nei tre Paesi ospitanti, una cosa è diventata chiara: il tradizionale “standard FIFA”, quella struttura rigida e altamente centralizzata normalmente associata al torneo — soprattutto per l’esperienza che ho avuto seguendo la competizione in Brasile — è, in gran parte, assente.
Ogni Paese ospitante, e persino ogni stadio, funziona a modo suo. I tre si dividono la responsabilità di ospitare il Mondiale, ma sono profondamente diversi tra loro.
Anche la sfida logistica è stata notevole. Programmi di viaggio complessi e lunghe distanze tra le sedi richiedono una pianificazione minuziosa, soprattutto per i tifosi che vogliono seguire la propria nazionale durante la competizione. Per molti, assistere alle partite è diventato un investimento economico considerevole.
Negli Stati Uniti, in particolare, spesso sembra che questa sia una Coppa del Mondo animata dagli appassionati di calcio che già vivono nel Paese — molti dei quali immigrati. Il contrasto tra un quartiere tipicamente americano e le comunità dove il calcio è parte della vita quotidiana è evidente.
Indifferenza e passione convivono fianco a fianco, creando una delle dinamiche più interessanti del torneo. È un promemoria della distanza tra l’importanza globale del calcio e il modo in cui viene accolto nel Paese che ospita il maggior numero di partite di questa Coppa.
In campo, però, il torneo è stato uno spettacolo. Le partite sono equilibrate, i gol arrivano in abbondanza e le tribune offrono un’atmosfera vibrante. Come dico spesso, il calcio finisce per compensare tutte le difficoltà incontrate lungo il percorso. Quando la palla inizia a rotolare, la Coppa del Mondo resta uno spettacolo senza eguali.
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