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| Gli aiuti ai camionisti dopo le proteste |
Uno dei blocchi dei camionisti al porto di Napoli, ieri
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di
Elena Tebano
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Buongiorno. Il governo Meloni ha approvato un pacchetto di aiuti da 175 milioni di euro per provare ad arginare la protesta dei camionisti che da giorni blocca il Sud Italia, lasciando molti supermercati senza merci essenziali e parecchie pompe di benzina a secco. E causando milioni di euro di danni (solo il comparto della mozzarella di bufala perde, secondo le stime, tre milioni di euro per ogni giorno di stop). Ieri i blocchi sono stati in parte ridotti, anche se rimangono ancora camion fermi in Puglia, Molise e soprattutto Campania, dove manca la benzina anche per le ambulanze e molti medici non riescono a raggiungere il posto di lavoro. La mobilitazione però durerà almeno fino al 27 ottobre, quando è previsto un incontro tra il governo e i rappresentanti della categoria. Anche perché molti autotrasportatori giudicano il decreto «insufficiente» e chiedono al governo una riduzione del prezzo dei carburanti.
Ieri intanto la Commissione di Garanzia per gli scioperi ha chiesto che, visti i «diffusi e persistenti blocchi stradali che continuano a svolgersi in palese violazione delle regole di settore e del Codice di autoregolamentazione», le autorità competenti (il ministero dei Trasporti) «adottino le misure e i provvedimenti necessari a garantire l’immediata ripresa delle consegne dei beni di prima necessità e dei servizi essenziali per il Paese». Cioè la precettazione invocata spesso dal ministro Matteo Salvini in caso di (altri) scioperi.
Gli autotrasportatori avevano iniziato a bloccare strade e autostrade la scorsa settimana, per protestare contro gli alti prezzi del carburante. Il Consiglio dei ministri di ieri ha approvato un decreto che prevede ulteriori sgravi fiscali per gli autotrasportatori colpiti dall’aumento dei costi del carburante, aggiungendo 105 milioni di euro ai 434 milioni di euro già stanziati in precedenza, e destinando 60 milioni di euro agli agricoltori e 10 milioni di euro al settore della pesca. «Voglio ringraziare le associazioni che hanno scelto il dialogo e hanno revocato gli scioperi e le manifestazioni. È stato un atto di responsabilità», ha dichiarato la premier Giorgia Meloni sui social media.
I fondi stanziati finora devono però ancora essere erogati concretamente, visto che si tratta di crediti di imposta. Come spiega Enrico Marro:
Il sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi, ha assicurato che dalla prossima settimana partirà l’erogazione dei fondi, con le prime 2 mila aziende (sulle 32 mila che hanno presentato domanda) che troveranno il credito d’imposta nel loro cassetto fiscale. Alle aziende medio piccole che non possono accedere al credito d’imposta è invece concessa la possibilità di sospendere fino al 31 marzo 2027 i canoni di leasing dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027.
Le indagini sulle minacce a chi non scioperava
Il governo però punta anche il dito contro possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nella protesta al Sud, dopo le minacce ai camionisti che non aderivano allo sciopero, con pneumatici tagliati e intimidazioni da parte di uomini incappucciati e armati di spranghe. Su questi episodi indaga la Procura di Napoli. Un’ipotesi, quella della supposta matrice criminale della protesta, ventilata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida anche nell’intervista a Simone Canettieri. Mentre la premier Giorgia Meloni ieri ha ribadito che «chi vuole lavorare, deve poterlo fare» e che «il governo ascolta chi manifesta pacificamente», ma che la minaccia verso chi non protesta «è intimidazione e noi l’intimidazione non la tolleriamo». «Non ci faremo ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione» ha aggiunto.

Il prezzo del petrolio sale ancora
La mobilitazione degli autotrasportatori è un problema politico per il governo Meloni, visto che la categoria è tradizionalmente vicina alla destra. E il governo ha risposto in ritardo alla protesta, concentrandosi invece (con apposito decreto repressivo) sulle violenze di Milano. Ieri, come racconta Simone Canettieri, la premier ha cercato dunque di dare «un segnale» di ascolto ai camionisti, anche se è consapevole che si tratta di un «provvedimento tampone» davanti all’emergenza strutturale che riguarda il costo dei carburanti e il carovita in generale.
Ma il problema strutturale rimane, visto che il prezzo del petrolio e l’inflazione non accennano a diminuire e anzi salgono ancora: gli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita hanno riportato il Brent oltre i 113 dollari al barile.
Scrive Giuliana Ferraino: Il petrolio sale e riaccende i timori d’inflazione, allontanando la prospettiva di un credito meno caro. Una pressione in più sui giganti della tecnologia, che finanziano a debito l’intelligenza artificiale e ora vedono cadere le loro azioni. Nel mezzo c’è la Francia, dove il costo del denaro aumenta anche quando scende per gli altri. Tre choc che si alimentano: energia più cara, investimenti più difficili da sostenere, conti pubblici più fragili e governi sotto pressione. E ieri hanno affondato i mercati. Milano, il listino peggiore in Europa, ha perso il 2,54%, a 48.383 punti, il livello più basso da metà maggio. In rosso anche le altre Borse europee.
Francia e Italia, i due Paesi che hanno registrato le forme di protesta più violente nell’ultima settimana sono anche quelli che hanno visto i rendimenti dei loro titoli di Stato salire di più, rendendo il costo del debito potenzialmente più alto. Qui Federico Fubini spiega perché e quali sono i rischi.
L’allarme su nuovi possibili scontri
Domani e domenica sono previste mobilitazioni contro il riarmo a Roma e Torino, e c’è il timore che ci possano essere nuovi scontri con le forze di polizia. A Milano è stato imposto il divieto di manifestare in centro per tutto il fine settimana, mentre nelle stazioni di mezza Lombardia sono previsti presidi per impedire l’arrivo in città dei giovanissimi manifestanti.
Intanto è polemica dopo le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla necessità di «ampliare la capienza delle carceri giovanili», come ha detto ieri a SkyTg24, e di «trovare accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori». Dura la replica delle opposizioni: «Nordio ha dichiarato che la risposta per le violenze sono massicci arresti di giovani e ampliare le carceri minorili. Vuol dire che non sei un politico: devi andare a casa», dice tra gli altri il presidente del M5S, Giuseppe Conte, mentre il segretario di +Europa Riccardo Magi definisce Nordio «il volto feroce della repressione di questo governo».
Sulla Rassegna di oggi Alessandro Trocino spiega invece perché l’annuncio del ministro difficilmente sarà realizzato (oltre a essere problematico) e perché gli arresti di minorenni sono già aumentati moltissimo.
Qui invece parla la preside del ragazzino più giovane (11 anni) fermato per gli scontri a Milano. E spiega che la scuola sta cercando di aiutarlo ad affrontare le sue «fragilità». Il bambino, dice, è arrivato in Italia «quattro anni fa, dal Marocco, ma non è chiaro se in Marocco frequentasse regolarmente la scuola. Accanto ai corsi di alfabetizzazione, dalla prima media è stato avviato per lui un progetto educativo personalizzato». Le parole della preside sono anche un attestato della dedizione con cui gli insegnanti fanno il loro lavoro, pur in mezzo a mille difficoltà: «È un ragazzino bellissimo e dolcissimo, ma che, diciamo noi, “gioca in un altro campionato”, che non è quello dei ragazzi della sua età. La scuola ha fatto di tutto, da parte nostra c’è stata grande volontà di aiuto e ausilio. Ora continueremo» assicura.
Il sì di Sala ai militari a Milano
Intanto il sindaco di Milano Beppe Sala, intervistato da Marco Castelnuovo, spiega che è favorevole ai militari in città per prevenire possibili nuovi disordini. «L’ho detto fin dal primo momento, nello scorso weekend il numero degli agenti in campo non era a mio giudizio sufficiente. Per questo non sono contrario alla presenza di un contingente di militari a Milano». E aggiunge: «Non si può fare diversamente. Bisogna rispondere ai cittadini, ed è un bisogno assolutamente normale. Possiamo discutere se i militari siano la risposta più adatta, ma io sono un pragmatico e dico: “c’è un’alternativa?” Se c’è, ne parliamo. Ma se questa è l’unica alternativa che mi prospettano, come faccio a dire “no, non va bene”? È chiaro che è una misura davvero temporanea».
Sala parla anche di «interiorizzazione del ghetto» da parte dei ragazzi autori delle violenze. E c’è da scommettere che le sue dichiarazioni faranno discutere.
Le altre notizie importanti
- Poche ore dopo che l’inviato statunitense Steve Witkoff ha espresso la sua ammirazione a Vladimir Putin per il suo comportamento «umanitario», le bombe russe sono tornate a colpire Kiev. Ventuno missili Iskander-M, S-400, Zircon e Onyx, oltre a 210 droni di vario tipo, tra cui 110 droni a reazione. Almeno due i morti. Intanto, secondo il Wall Street Journal, il presidente americano Donald Trump ha telefonato a Elon Musk chiedendogli di revocare le restrizioni imposte alla versione militare di Starlink utilizzata in Ucraina. Il sistema ha ripreso oggi a funzionare in modo più regolare, ma secondo Kiev la piena funzionalità non è stata ripristinata.
- Secondo il New York Times, Stati Uniti e Israele starebbero mettendo a punto «piani specifici» per tornare a colpire l’Iran subito dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Sarebbe una campagna breve e violentissima, contro centrali energetiche, siti nucleari, depositi di missili e droni.
- In Cisgiordania, la polizia israeliana ha fermato cinque donne italiane con altri attivisti internazionali mentre proteggevano i contadini palestinesi dagli attacchi dei coloni durante la raccolta delle olive.
- Pierfrancesco Majorino — capogruppo del Pd al consiglio regionale della Lombardia — ha ufficializzato la sua intenzione di candidarsi a sindaco di Milano e chiede le primarie di coalizione per il centrosinistra.
- Il M5S e l’estrema destra di Futuro Nazionale hanno votato all’Europarlamento contro la risoluzione che condannava gli attacchi russi nel Mar Nero. Il testo, che è stato approvato, chiede alla Ue di valutare una missione navale e invita la Nato a considerare un’iniziativa nella regione.
- Aumentano le prime visite specialistiche e gli esami diagnostici garantiti nei tempi «giusti». Secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), nei primi nove mesi di quest’anno sono state erogate oltre due milioni di prestazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma sono ancora 4 milioni quelle non eseguite in tempo. Migliorano Lombardia e Abruzzo. Male il Sud.
- Quando l’Italia ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale a 4 anni per il caso dei diritti tv Mediaset, di cui 3 condonati e 1 ai servizi sociali, non ha violato i suoi diritti fondamentali. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), dopo 13 anni. Spiega tutto Luigi Ferrarella.
- La Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello (il terzo) per i cinque poliziotti coinvolti nel caso del sequestro Shalabayeva e già condannati a 4 anni.
- Quattro ragazzi, originari di Padova, hanno denunciato il rapper Fedez e quattro sue guardie del corpo per lesioni, raccontando di essere stati aggrediti alle 5 di mattina del 16 ottobre all’esterno della discoteca «The Club» in largo La Foppa a Milano, dove il rapper aveva festeggiato il 37esimo compleanno insieme ad alcuni amici, tra cui Leonardo Maria Del Vecchio. Secondo i suoi avvocati, Fedez ha invece «reagito a un’aggressione subita da alcuni giovani in evidente stato di alterazione e non ha preso parte ad alcun pestaggio».
- Il calcio. Il Milan ha subito una brutta sconfitta per 3-0 in trasferta dal Bournemouth, dopo essere rimasto in dieci per l’espulsione del portiere e capitano Mike Maignan. La Juventus, invece, pensava di aver completato la rimonta contro i francesi del Rennes, ma il gol della vittoria segnato nel finale è stato annullato per un fuorigioco millimetrico. È finita 2-2.
Da leggere
La Cinebussola di Paolo Baldini con le prime visioni al cinema e le novità delle piattaforme di streaming: «Ragione e sentimento», «Klara e il sole», «Clayface», «Il canto di Alina», «L’assurda storia della Gialappa’s», «Zustissia», «Whalefall – Nella balena», «La fine di Oak Street», «Mio fratello è un vichingo – The Last Viking», «Alla festa della rivoluzione».
Da ascoltare
Nel podcast «Giorno per giorno», Federico Fubini parla delle conseguenze sui mercati finanziari delle tensioni sociali in Italia e Francia. Sara Gandolfi racconta la durissima campagna elettorale tra Flavio Bolsonaro e Lula, che domenica si contenderanno nel ballottaggio la presidenza del Brasile. Luigi Ferrarella spiega la sentenza della Corte europea di Giustizia, per la quale la condanna definitiva per frode fiscale non ha violato il diritto di Silvio Berlusconi a un equo processo.
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