Fuori dai cancelli della questura, sul marciapiede, i genitori in attesa di riprendere i figli fermati per i disordini durante la manifestazione per la scuola e il carovita del weekend. Un’immagine simbolica che sfuma, mentre a quattro giorni dagli scontri di Milano, Bologna e Torino, e con le vetrine quasi riparate, il dibattito si sposta sulla risposta delle istituzioni. Una risposta che si fonda su un nuovo decreto sicurezza, inserendosi in un copione ben tracciato negli ultimi anni, che affida la gestione di questi episodi alle punizioni e a un territorio sempre più militarizzato.
Decreto sicurezza, che cosa cambia per i ragazzi e per le famiglie
Tra le misure annunciate compaiono l’estensione del fermo anche ai minorenni, la valutazione della capacità di intendere tra i quattordici e i diciotto anni, le sanzioni per le famiglie e l’invio di cinquecento militari nel capoluogo lombardo. Sullo sfondo, insomma, restano solo gli scontri di sabato 17 ottobre, tra lancio di pietre e bombe carta. Molto meno, le proteste pacifiche sul diritto alla scuola e contro il carovita che impedisce una vita dignitosa. Per capire, tuttavia, che cosa cambia davvero per un quattordicenne o per un genitore bisogna tenere separato ciò che il governo ha messo nero su bianco, da ciò che finora è stato soltanto annunciato o lasciato in sospeso.
Il fermo per i minorenni: la novità più pesante
La novità che pesa di più sui ragazzi è il fermo preventivo, la misura con cui la polizia può accompagnare una persona in questura e trattenerla perché ritenuta pericolosa per la sicurezza. Finora, ha spiegato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel video con cui ha presentato il decreto, valeva soltanto per gli adulti, mentre adesso «si potrà applicare anche ai minorenni». Si fonda, ha aggiunto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, «sul sospetto di commettere reati».
18 ottobre 2026. Gruppi di ragazzi hanno vandalizzato le vetrine dei negozi del centro di Milano, rubando vestiti e oggetti ma anche torte dai supermercati. (Photo by Andrea Carrubba/Anadolu via Getty Images)
Quanto dura e quando scatta
Il comunicato del Consiglio dei ministri prevede che il trattenimento negli uffici di polizia possa durare al massimo dodici ore e scatti in presenza di elementi concreti di pericolo. Non vale più soltanto per i cortei, ma anche per i luoghi dove si raduna molta gente. Due punti sono ancora poco chiari: sull’età minima circolano versioni diverse, alcune indicano i sedici anni, altre parlano di ragazzi tra i 14 e i 18 anni e, nel comunicato, non compare alcuna soglia. Anche sulla durata ci sono due numeri: alle dodici ore del comunicato se ne affianca un’altra, di ventiquattro, circolata dopo la conferenza stampa.
Capacità di intendere e volere “presunta”
Il dibattito si è concentrato sui quattordici anni: sotto quell’età, infatti, un ragazzo non è imputabile, cioè non può essere processato in sede penale, e questo non cambia. Per chi ha tra quattordici e diciotto anni, invece, Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio hanno spiegato che la capacità di intendere e di volere sarà presunta «salvo prova contraria», mentre prima andava verificata caso per caso. Per i ragazzi dai quattordici anni in su, inoltre, il questore potrebbe vietare per un massimo di un anno di frequentarsi con determinate persone, alle condizioni che il decreto indica.
Il conto che arriva alle famiglie
Per i genitori la formula scelta da Meloni è «chi rompe paga». Il decreto prevede sanzioni amministrative per chi esercita la responsabilità genitoriale quando un minorenne, anche se non imputabile, partecipa a determinati reati, a meno che si dimostri l’impossibilità di impedire il fatto. Gli importi li ha indicati il ministro Piantedosi: da 500 a 1.000 euro, il doppio se il fatto si ripete, decisi dal prefetto. Per i danni a beni pubblici il prefetto può chiedere ai genitori anche di anticipare il risarcimento. Per vetrine, negozi e auto dei privati, il proprietario potrà ottenere dal giudice un decreto ingiuntivo, un ordine di pagamento subito esecutivo che i genitori possono comunque contestare.
Che cosa resta da chiarire e ciò che non è ancora scritto
Ciò che non è ancora chiaro è: quali siano esattamente i reati che fanno scattare la multa e come un genitore possa provare di non aver potuto impedire il fatto, né con quali criteri si calcoli il risarcimento. Ciò che non è ancora scritto, invece, è la legge: nulla di tutto questo, infatti, è ancora legge in senso pieno. Il decreto-legge entra in vigore il giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il Parlamento ha poi sessanta giorni per convertirlo, con la possibilità di modificarlo.
Ennesimo decreto sicurezza: un testo già cambiato
Che il testo possa cambiare lo dice quello che sta già succedendo: la parte che dava ai militari funzioni di polizia giudiziaria è saltata dopo il confronto con il Quirinale. I cinquecento soldati in più a Milano, in servizio fino al 31 dicembre, non potranno fare arresti né fermi preventivi. La Garante dell’infanzia, Marina Terragni, sul fermo ai minorenni ha risposto: «Lo analizzerò quando vedrò il testo».
I ragazzi intanto…
Resta la parte che le norme non toccano, o che almeno nel decreto presentato non compare. La scuola e il carovita, per dirne una. Esattamente la motivazione per cui, il giorno prima degli scontri, migliaia di studenti in tutta Italia avevano manifestato pacificamente. Meloni ha parlato soltanto di criminalità e non di protesta. Marina Terragni, che pure ritiene necessaria una punizione per i ragazzi coinvolti, ha ricordato che davanti a un figlio che ne combina una si prova a capire perché l’abbia fatto. E ha chiesto anche all’Europa di non aspettare per fissare un limite d’età per i social, su cui esiste già una proposta di legge bipartisan.
Che cosa resta
Per una famiglia insomma, oggi, le certezze sono poche: sono che il governo ha esteso il fermo ai minorenni, ha previsto multe per i genitori e ha stabilito che per i ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni la capacità di intendere e di volere si presuma. Tutto il resto, dalla soglia dei sedici anni alle dodici o ventiquattro ore, dai reati che fanno scattare la multa al testo definitivo, si deciderà nelle prossime settimane. E sarà, forse, anche nelle prossime settimane che si capirà se, oltre alle conseguenze, il decreto conterrà anche misure sui temi per cui si era scesi in piazza.
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