#Finsubito news – A Firenze Huawei prepara la rete al traffico degli agenti di IA


“In Europa, per l’Europa.” La formula è tornata più volte sul palco della Fortezza da Basso di Firenze, dove il 15 e 16 ottobre si è svolta l’undicesima edizione di Huawei Connect Europe, il principale appuntamento europeo dell’azienda. L’ha usata David Wang, Deputy Chairman of the Board e Rotating Chairman di Huawei, nel videomessaggio di apertura, e l’ha ripresa Leo Chen, Senior Vice President e President of Enterprise Sales, nel keynote sulla strategia per il mercato europeo. Per un’azienda cinese, in una fase in cui i rapporti tecnologici fra Europa e Cina restano delicati, la formula indica la scelta di presentarsi come fornitore radicato nel continente, con oltre 5.000 partner e con clienti europei chiamati sul palco a raccontare i propri progetti.

Un segnale è arrivato anche dalle istituzioni. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha inviato un videomessaggio, una presenza tutt’altro che scontata per Huawei, in cui ha rivendicato per l’Italia un ruolo da protagonista nella trasformazione digitale e ha legato l’innovazione alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture digitali, oltre che alla tutela degli interessi strategici. Innovazione e sicurezza, ha detto, “rappresentano due dimensioni della stessa strategia”. Sono intervenuti invece sul palco Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana, e Sara Funaro, Sindaca di Firenze.

Chen ha indicato due priorità per l’Europa, prodotti costruiti sugli scenari dei diversi settori e il rafforzamento dei partner locali, e le ha illustrate con alcuni esempi: la rete ottica passiva installata in un’università italiana al posto di apparati attivi, con meno consumi e meno spazio occupato, e le etichette elettroniche per la grande distribuzione sviluppate con i partner, già attive in oltre 30.000 negozi europei. Per i partner l’azienda ha presentato anche SCALE, un framework che amplia il modello di collaborazione già attivo in Europa e copre soluzioni per scenari specifici, sviluppo congiunto, marketing coordinato e servizi locali.

Huawei-Connect-2026

La rete alla prova degli agenti

I contenuti più interessanti sono però emersi nel briefing per la stampa tenuto da Christophe Batiard, CTO Western Europe di Huawei. Il punto di partenza è uno scenario che, precisa Batiard, non riguarda solo Huawei ma l’intero mercato. Con la diffusione degli agenti di IA il traffico in rete non sarà più generato soprattutto da persone, e secondo il manager il traffico dei bot ha già superato quello umano. Le connessioni oggi si contano in miliardi, gli agenti da collegare potrebbero arrivare a 900 miliardi, cento volte la popolazione del pianeta.

Le conseguenze non si limitano alla banda. Batiard prevede una crescita di almeno il 25% del traffico est-ovest nei data center (quello fra server, che non esce verso l’esterno), più dati da conservare anche per il lavoro degli agenti e una moltiplicazione dei sensori, perché i modelli hanno bisogno di informazioni dal mondo fisico. “Senza il mondo fisico l’IA resta cieca: niente dati reali, niente IA”, ha detto. Il manager ricorda anche che parte degli agenti gira già nelle reti campus delle aziende, non solo nei data center, e genera traffico da lì.

Huawei-Connect-2026

Su queste premesse Huawei sta aggiornando l’offerta di rete. Nel Wi-Fi l’azienda contribuisce alla definizione del futuro Wi-Fi 8 e porta già sugli access point Wi-Fi 7 il coordinamento automatico fra punti di accesso per limitare le interferenze. Per gli switch campus ha introdotto licenze che portano le porte da 2,5 a 5 o 10 Gbit/s senza sostituire l’hardware, una protezione dell’investimento per chi spende nella rete da centinaia di migliaia di euro a qualche milione e non può rifarla ogni pochi anni. Nella gestione la novità per l’Europa è un agente di IA che affianca gli amministratori come un copilota. Usa la stessa telemetria e lo stesso controller di prima, ma segnala i problemi senza aspettare che qualcuno apra la console e, se autorizzato, interviene da solo. “Prima, se non aprivi l’interfaccia per controllare la rete, non succedeva nulla. Ora c’è un agente che ti avvisa che c’è un problema”, ha spiegato Batiard.

La sicurezza è il fronte che Batiard considera più sottovalutato dalle aziende. I dispositivi connessi aumenteranno e gli agenti genereranno traffico da qualunque punto verso qualunque destinazione, spesso senza che l’IT ne sia al corrente. Oggi Huawei controlla i flussi a livello applicativo, mentre il monitoraggio specifico dei flussi generati dagli agenti è un obiettivo dei prossimi anni. È già disponibile invece l’identificazione dei terminali in base al loro profilo di traffico, con switch di accesso che rilevano i comportamenti anomali e bloccano il traffico in circa 10 secondi, contro i circa 30 minuti che servono oggi. Sulle reti geografiche l’azienda ha avviato la distribuzione quantistica delle chiavi per il backbone, mentre per le reti campus è in arrivo la crittografia post-quantistica, con chiavi generate dalla rete stessa e non da terze parti.

Huawei-Connect-2026

Sui consumi energetici gli interventi toccano più livelli. Nei data center arrivano switch raffreddati a liquido anche sulle porte, perché i moduli ottici scaldano e si guastano più dei processori, e switch con ottica integrata che eliminano i transceiver fra server e switch. Per gli edifici Huawei propone una passive Ethernet network basata sulla multiplexing a lunghezza d’onda (CWDM), che Batiard descrive come una rete ottica passiva alla portata di chi ha competenze IP e non ottiche, con 10 Gbit/s dedicati. In Francia un’installazione di questo tipo serve circa 5.000 dipendenti. Gli access point, infine, rilevano la presenza di persone in una stanza analizzando come il corpo riflette il segnale radio (la tecnica si chiama CSI, channel state information), anche senza dispositivi connessi. La rete può così restare spenta finché non serve, e lo stesso dato può comandare luci e climatizzazione al posto di sensori dedicati.

Per lo storage il tema è l’inferenza. Huawei propone gli OceanStor A800 come memoria per la KV cache, l’area in cui i modelli conservano i risultati intermedi dell’elaborazione per non ricalcolarli a ogni richiesta, e rivendica una riduzione fino al 90% del tempo necessario a produrre il primo token della risposta. Il software di gestione DME recupera i dati distribuiti fra data center, edge e cloud e passa dalla ricerca vettoriale a quella su grafo. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Batiard ha aggiunto che i data center per l’IA saranno sempre più edifici separati da quelli general purpose, perché raffreddamento, alimentazione e cablaggio in fibra, fino a dieci volte superiore, richiedono una progettazione diversa. In Cina, ha osservato, i nuovi data center per l’IA sorgono vicino alle fonti rinnovabili.

Dallo stand alla corsia d’ospedale

Nel percorso fra gli stand, Alexandre Grandeaux, CTO di Huawei Enterprise Italy, ha spiegato che da quest’anno in Europa e in Italia l’offerta è organizzata anche per mercati verticali, con soluzioni che combinano ottica, networking, storage e virtualizzazione per sanità, trasporti, retail, operatori e reti governative. In sanità la novità per il mercato italiano è Zero Roaming, che collega via cavo un unico access point fino a 16 antenne distribuite. Un reparto come la terapia intensiva diventa così una sola cella logica e i dispositivi del personale non passano mai da un access point all’altro, evitando le microinterruzioni nella trasmissione dei dati clinici. Meno punti di accesso significa anche una superficie d’attacco più piccola. “Riduco i punti di accesso e quindi aumento la resilienza”, ha sintetizzato Grandeaux.

Huawei-Connect-2026

La rilevazione di presenza descritta da Batiard, che Huawei chiama Wi-Fi Sensing e porta in versione pre-standard sugli access point Wi-Fi 7 anticipando una funzione del Wi-Fi 8, in ospedale riconosce anche una persona a terra. Serve a capire se un paziente è caduto dal letto, senza telecamere e senza identificare nessuno. Nel retail la rete fa da base a soluzioni sviluppate con partner certificati, come le telecamere che segnalano gli scaffali vuoti e le etichette elettroniche con i prezzi gestiti dalla sede centrale, e gli access point ospitano i moduli IoT dei partner tramite slot PCIe, porte USB o Bluetooth. Per lo storage la novità è che da marzo i sistemi OceanStor Dorado gestiscono sulla stessa macchina accessi a blocchi (SAN), a file (NAS) e a oggetti (S3), con lo spazio condiviso e assegnato in modo dinamico, dove prima servivano tre sistemi distinti. Alla virtualizzazione è dedicata DCS, la piattaforma introdotta lo scorso anno come alternativa a VMware, che secondo Grandeaux sta trovando spazio sul mercato.

Auchan e Zeliatech, i clienti sul palco

Il caso più concreto di uscita da VMware lo ha portato Auchan. Il responsabile tecnologico di Auchan Retail ha raccontato di aver trovato, al suo arrivo diciotto mesi fa, un portafoglio applicativo quattro volte più ampio di quello del concorrente più efficiente e un uso frammentato di molti cloud pubblici, con un rapporto fra spesa IT e fatturato che penalizzava il gruppo. Auchan ha sfruttato il trasferimento da un vecchio data center in Francia per cambiare anche piattaforma di virtualizzazione, in una fase in cui il confronto con il fornitore precedente era diventato difficile, e ha migrato le macchine virtuali su DCS in circa tre mesi senza fermare i negozi. “Nel retail il negozio non può mai fermarsi”, ha ricordato dal palco.

Huawei-Connect-2026

La nuova architettura prevede due data center a circa 20 chilometri di distanza nel nord della Francia, in configurazione active-active con replica sincrona su storage OceanStor Dorado, e un terzo sito geograficamente distinto da cui ripartire in pochi minuti, con una perdita di dati prossima allo zero. Per i backup Auchan usa OceanProtect con un ambiente air gap, che isola le copie e le rende immutabili, cioè impossibili da modificare o cancellare una volta scritte. È una protezione pensata contro i ransomware, che come prima mossa cercano di colpire proprio i backup. Auchan dichiara un TCO ridotto di almeno il 50% e sta riportando in casa carichi oggi sul cloud pubblico, tanto che entro fine anno chiuderà un contratto da diversi milioni di euro l’anno. Il modello interessa ora altri Paesi del gruppo, mentre i prossimi progetti riguardano l’IA per il riassortimento, i prezzi e le previsioni sulla domanda di prodotti freschi.

L’esperienza italiana è quella di Zeliatech, la società del gruppo Esprinet dedicata al digital power, che affianca Esprinet per il consumer e V-Valley per l’enterprise. Il responsabile della società ha descritto una collaborazione con Huawei che dura da circa quindici anni e che nel fotovoltaico e nell’accumulo è partita con il contratto di fine 2022. Da allora il fatturato è passato da circa 25 milioni di dollari a circa 200 milioni attesi per quest’anno, con progetti come le stazioni di ricarica autostradali in Italia, Spagna, Portogallo e Francia. Sul palco sono saliti anche il distributore ALSO, che porterà le soluzioni Huawei nel proprio marketplace cloud, e la svizzera Screening Eagle Technologies, che ha spostato su Huawei Cloud la propria piattaforma per il mercato cinese in poche ore, dopo sei mesi di preparazione.

Huawei-Connect-2026

La mattinata si è chiusa sul tema della fiducia, che per Huawei in Europa resta centrale. BSI ha consegnato all’azienda la certificazione ISO 37001, lo standard per i sistemi di gestione anticorruzione, ottenuta in 14 Paesi europei. Insieme ai partner locali, ai clienti che le affidano infrastrutture critiche e all’attenzione delle istituzioni italiane, è il modo in cui Huawei cerca di dare sostanza alla formula “in Europa, per l’Europa”. Sul piano tecnico la tesi che l’azienda ha portato a Firenze è che la crescita del traffico generato dagli agenti metterà sotto pressione prima di tutto la rete, nel campus come nel data center, ed è lì che si concentrano le novità di quest’anno.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม