il prestigio non basta più. E il turismo dov’è?


06/09/2026 – 06/09/2029

Ci sono appuntamenti che vivono anche della propria storia.

 

Il Forum TEHA di Cernobbio è certamente uno di questi.

 

Per decenni Villa d’Este ha rappresentato un luogo privilegiato di incontro tra politica, finanza, impresa e istituzioni. Essere presenti significava partecipare a uno dei momenti nei quali si cercava di interpretare ciò che sarebbe accaduto dopo.

 

Quel patrimonio reputazionale esiste ancora.

 

Ma proprio perché esiste, credo che oggi Cernobbio debba essere giudicato con maggiore severità.

 

La domanda non è se il Forum sia ancora prestigioso.

 

Lo è.

 

La domanda è un’altra:

 

riesce ancora ad anticipare il futuro o sta diventando soprattutto una rappresentazione molto raffinata del presente?

 

È una differenza sostanziale.

 

Essere autorevoli non significa automaticamente essere centrali

 

Il mondo nel quale Cernobbio ha costruito la propria reputazione non esiste più.

 

Vent’anni fa informazioni, relazioni internazionali, grandi personalità economiche e occasioni di confronto erano molto più difficili da raggiungere.

 

Oggi tutto circola continuamente.

 

Il capitale si muove tra New York, Londra, Singapore, Dubai e Riyadh.

 

Le tecnologie vengono raccontate mentre vengono sviluppate.

 

Gli imprenditori possono confrontarsi direttamente con investitori, fondatori e innovatori senza attendere il grande appuntamento annuale.

 

La scarsità che rendeva determinati Forum quasi insostituibili si è drasticamente ridotta.

 

Per questo oggi non basta più portare a Villa d’Este persone importanti.

 

Bisognerebbe riuscire a portare le persone che diventeranno importanti prima che tutti se ne accorgano.

 

È questa, probabilmente, la vera sfida di Cernobbio.

 

E sotto questo profilo l’edizione 2026 mi è sembrata meno sorprendente di quanto la storia dell’appuntamento dovrebbe imporre.

 

Il problema non è chi c’era. È ciò che rimane

 

Naturalmente il parterre continua a essere autorevole.

 

Politica, istituzioni, economia e impresa erano ampiamente rappresentate.

 

Ma un Forum non dovrebbe essere valutato soltanto attraverso l’elenco dei partecipanti.

 

Conta anche ciò che produce.

 

Quale idea rimane?

 

Quale tema cambia la discussione?

 

Quale confronto anticipa ciò di cui parleremo tra sei mesi?

 

Quale provocazione costringe politica e imprese a modificare il proprio punto di vista?

 

Da questo punto di vista trovo significativo che uno dei momenti maggiormente raccontati dell’edizione sia stato il confronto tra Mario Monti e Roberto Vannacci.

 

Non perché il confronto fosse irrilevante.

 

Al contrario.

 

Ma perché dice molto sul tipo di discussione che finisce per conquistare lo spazio mediatico.

 

Monti-Vannacci: un’occasione che poteva diventare molto più interessante

 

Mario Monti possiede una competenza economica e istituzionale che pochi protagonisti della vita pubblica italiana possono vantare.

 

Proprio per questo avrei trovato interessante un confronto costruito su un terreno differente.

 

Avrei voluto ascoltare Vannacci interrogato sulla produttività europea.

 

Sul debito.

 

Sulla crisi demografica.

 

Sul costo dell’energia.

 

Sul mercato dei capitali.

 

Sulla politica industriale.

 

Sul ritardo tecnologico rispetto agli Stati Uniti.

 

Sulla concorrenza cinese.

 

Sull’intelligenza artificiale.

 

Sulla capacità dell’Europa di costruire imprese globali.

 

Su quale modello economico potrebbe sostenere davvero il continente nei prossimi vent’anni.

 

Quello sarebbe stato un terreno estremamente impegnativo.

 

E soprattutto sarebbe stato un confronto rivolto al futuro.

 

Invece una quota importante della contrapposizione pubblica è tornata ancora una volta sulla storia, sull’identità politica, sul fascismo e sulle categorie del Novecento.

 

Temi certamente legittimi.

 

Ma mentre discutiamo del passato, il sistema economico mondiale cambia con una velocità impressionante.

 

Il digitale non è più un settore.

 

È l’infrastruttura dell’economia.

 

L’intelligenza artificiale non è più una questione tecnologica per specialisti.

 

Sta entrando nella produttività, nel mercato del lavoro, nella distribuzione, nella finanza, nella sicurezza, nella difesa e nella geopolitica.

 

Quello sarebbe stato, a mio giudizio, il terreno ideale sul quale misurare davvero la solidità di una proposta politica.

 

E Vannacci non aveva necessariamente bisogno di convincere Cernobbio

 

Anche la lettura secondo la quale Roberto Vannacci sarebbe uscito semplicemente sconfitto dal confronto mi sembra troppo lineare.

 

La platea di Villa d’Este non coincide necessariamente con il pubblico al quale Vannacci vuole parlare.

 

Anzi.

 

Essere contestato all’interno di un luogo percepito come espressione dell’establishment può diventare perfettamente coerente con il suo posizionamento politico.

 

Gli applausi ricevuti dal suo interlocutore possono rappresentare una vittoria all’interno della sala e contemporaneamente diventare, all’esterno, materiale utile alla narrazione dell’outsider.

 

È una dinamica politica conosciuta.

 

Non bisogna condividere le sue idee per riconoscerla.

 

Per questo credo che il confronto sia stato meno risolutivo di quanto alcuni commenti abbiano suggerito.

 

Ha confermato Monti all’interno del proprio mondo.

 

Ha probabilmente confermato Vannacci all’interno del proprio.

 

Ed è proprio questo il limite.

 

Due pubblici possono uscire dallo stesso confronto ancora più convinti di ciò che pensavano prima.

 

Non è necessariamente il risultato più interessante per un Forum che dovrebbe contribuire a comprendere il futuro.

 

Il grande assente: il turismo come industria

 

C’è però un’altra questione che considero ancora più significativa.

 

Il turismo.

 

O, più precisamente, il ruolo marginale che continua ad avere nel grande dibattito sulla competitività economica italiana.

 

Nel programma pubblico di Cernobbio trovano correttamente spazio geopolitica, energia, infrastrutture, Europa, innovazione, lavoro, industria, difesa e scenari economici.

 

Ma turismo e hospitality continuano a non occupare uno spazio proporzionato alla loro importanza strategica.

 

È una contraddizione che faccio fatica a comprendere.

 

Non perché ogni appuntamento economico debba necessariamente parlare di alberghi.

 

Ma perché parlare del futuro competitivo dell’Italia senza affrontare seriamente il turismo significa lasciare ai margini uno dei pochi comparti nei quali il Paese possiede già un vantaggio competitivo internazionale difficilmente replicabile.

 

Il turismo italiano non è più soltanto promozione

 

Continuiamo troppo spesso a descriverlo attraverso arrivi, presenze, stagionalità e campagne promozionali.

 

È una visione ormai insufficiente.

 

Il turismo contemporaneo significa anche capitale.

 

Credito.

 

Real estate.

 

Occupazione.

 

Infrastrutture.

 

Rigenerazione urbana.

 

Tecnologia.

 

Fiscalità.

 

Trasporti.

 

Investimenti internazionali.

 

Un albergo oggi può essere contemporaneamente un’impresa, un asset immobiliare, un investimento finanziario, un’infrastruttura territoriale e un grande generatore di occupazione.

 

È questa la trasformazione che analizziamo quotidianamente su InvestimentiAlberghieri.it.

 

Su Investhotel.it affrontiamo il rapporto tra impresa alberghiera, capitale, credito, operazioni straordinarie e turnaround.

 

Attraverso HotelManagementGroup.it lavoriamo invece sui temi della governance, della gestione, dell’organizzazione e delle performance aziendali.

 

E su RobertoNecci.it sostengo da tempo una convinzione precisa:

 

finché continueremo a trattare il turismo prevalentemente come promozione, continueremo a sottovalutarlo come industria.

 

Basta osservare cosa sta accadendo nel mercato alberghiero

 

L’hospitality italiana sta attraversando una trasformazione profonda.

 

I grandi operatori internazionali aumentano la propria presenza.

 

Il capitale istituzionale guarda con crescente attenzione agli asset alberghieri.

 

Molte aziende familiari devono affrontare il passaggio generazionale.

 

Numerosi immobili richiedono investimenti importanti per essere riposizionati.

 

Il credito diventa più selettivo.

 

Le situazioni UTP e NPL richiedono sempre più spesso una lettura industriale oltre che finanziaria.

 

La distribuzione è fortemente condizionata dalle grandi piattaforme internazionali.

 

L’intelligenza artificiale modificherà ulteriormente il rapporto tra alberghi, intermediari e cliente.

 

Il capitale umano qualificato è sempre più difficile da reperire.

 

Sono forse temi esclusivamente alberghieri?

 

No.

 

Sono temi di politica industriale.

 

Sono temi finanziari.

 

Sono temi occupazionali.

 

Sono temi territoriali.

 

Sono temi di competitività nazionale.

 

E quindi sono esattamente il genere di questioni che dovrebbero entrare con maggiore forza in appuntamenti come Cernobbio.

 

Il paradosso di Villa d’Este

 

C’è anche un elemento simbolico difficile da ignorare.

 

Il Forum si svolge a Villa d’Este.

 

Uno dei più riconoscibili simboli dell’ospitalità italiana nel mondo.

 

Dentro un albergo straordinario si discute della competitività futura dell’Italia.

 

Eppure l’industria che quell’albergo rappresenta fatica ancora a essere trattata come una delle grandi industrie strategiche del Paese.

 

È quasi una metafora perfetta.

 

In Italia sappiamo celebrare molto bene il turismo. Siamo meno bravi a considerarlo una vera industria.

 

Dovremmo occuparci anche dei vantaggi che possediamo già

 

Nel dibattito economico nazionale ci chiediamo continuamente in quali settori l’Italia potrebbe diventare competitiva.

 

È corretto.

 

Ma forse dovremmo occuparci con la stessa attenzione dei settori nei quali il vantaggio competitivo esiste già.

 

Il turismo è certamente uno di questi.

 

Pochissimi Paesi possiedono contemporaneamente città d’arte, patrimonio culturale, paesaggio, gastronomia, design, moda, lifestyle e riconoscibilità internazionale paragonabili all’Italia.

 

Il problema non è convincere il mondo a desiderare l’Italia.

 

Quello accade già.

 

La sfida è trasformare quella domanda in maggiore produttività, redditività, occupazione qualificata, managerialità, investimenti, capitale e valore duraturo per i territori.

 

Questa è politica economica.

 

Non semplicemente promozione turistica.

 

Forse Cernobbio non ha bisogno di più persone

 

Ha bisogno, semmai, di più imprevedibilità.

 

Più rischio intellettuale.

 

Più imprenditori che stanno costruendo qualcosa che oggi non è ancora evidente.

 

Più fondatori.

 

Più tecnologia.

 

Più persone capaci di produrre trasformazioni prima ancora di raccontarle.

 

Non servono necessariamente nuovi panel da aggiungere al programma.

 

Serve probabilmente tornare a generare quella sensazione che ha reso grandi appuntamenti come Cernobbio:

 

qui sta succedendo qualcosa che non potrei ascoltare nello stesso modo altrove.

 

È questo il vero capitale da difendere.

 

Il prestigio appartiene alla storia. La centralità appartiene al futuro

 

Non penso che Cernobbio sia diventato irrilevante.

 

Sarebbe una lettura superficiale.

 

Il marchio rimane fortissimo.

 

Le relazioni rimangono importanti.

 

La capacità di convocazione rimane notevole.

 

Ma proprio per questo il rischio non è un improvviso declino.

 

È qualcosa di molto più lento e insidioso.

 

Diventare il luogo più prestigioso nel quale il presente continua a parlare con sé stesso.

 

Per capire se questo rischio esista davvero utilizzerei un indicatore molto semplice.

 

Non conterei soltanto ministri, commissari, presidenti o CEO presenti.

 

Mi chiederei:

 

quante delle persone che determineranno l’economia europea e mondiale del 2035 considerano oggi indispensabile essere a Villa d’Este?

 

È forse questa la domanda alla quale Cernobbio dovrà rispondere nei prossimi anni.

 

Perché reputazione e centralità non sono sinonimi.

 

La reputazione può essere costruita in decenni e conservarsi molto a lungo.

 

La centralità, invece, deve essere conquistata continuamente.

 

E per un Forum nato per interpretare ciò che verrà, il segnale più pericoloso non sarebbe vedere diminuire le persone importanti di oggi.

 

Sarebbe scoprire che le persone importanti di domani hanno cominciato a incontrarsi altrove.

 


Roberto Necci

 

RobertoNecci.it · InvestimentiAlberghieri.it · Investhotel.it · HotelManagementGroup.it

 

Contatti: r.necci@robertonecci.it

 




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