La paura ha una funzione evolutiva: protegge e motiva al contempo. Da un lato ci preoccupa e d’altro ci spinge a sviluppare coraggio e maturazione psicologica. Ma un eccesso di paure ci blocca e ci angoscia
La paura ha una funzione evolutiva: protegge e motiva al contempo. Da un lato ci preoccupa e d’altro ci spinge a sviluppare coraggio e maturazione psicologica. Il rapporto fra la paura e lo sviluppo di noi stessi è un processo che assume importanza dalle prime fasi della vita. Spesso la paura aumenta in quelle fasi di transizione da una fase di sviluppo ad una nuova fase di evoluzione.
Le paure ataviche
Pensiamo alla paura de buio spesso cessa quando siamo più grandi e capaci di orientarci anche al buio senza immaginare mostri irreali e fantasmatici. Eppure anche da grandi le paure – di notte – nell’onirico – si trasformano ancora in mostri, ladri, esami, animali pericolosi, animali imprevedibili. La notte spesso le paure disvelano contenuti interessanti e significativi. Senza paura sarebbe un disastro, ma un eccesso di paure ci blocca, ci angoscia. Le paure diventano fobie specifiche, paura della solitudine, della costrizione o della dispersione al contrario, paura di perdere il controllo di se stessi, paura di essere colpevoli, paura della separazione, paura di ammalarsi o di fare una brutta figura.
Le paure funzionano come una comitiva
Le paure funzionano come una comitiva che si associa per somiglianza e affinità: la paura di star soli spesso va in giro con la paura di non aver capacità di autonomia, la paura di ammalarsi con la vergogna e la colpa. Insomma le emozioni si associano. Spesso la paura diventa ansia e poi tristezza.
Senza paura non avremmo imparato a evitare il fuoco, i predatori, i pericoli. È un sistema d’allarme rapido, più veloce della ragione. Ti fa battere il cuore, restringe il campo visivo, mette il corpo in stato di allerta. In questo senso la paura è conservativa: vuole mantenere ciò che ci garantisce sicurezza.
La paura può diventare anche motore e spinta propulsiva: segnala l’esigenza di cambiare e di procedere in quel processo di tensione evolutiva.
È quella che ti fa studiare prima di un esame, preparare un progetto nei dettagli, dire “no” a una situazione che senti sbagliata. Quando è proporzionata, spinge all’azione e affina il giudizio.
Le ipotesi catastrofiche
Il problema nasce quando la paura smette di guardare al pericolo reale e inizia a guardare solamente le ipotesi catastrofiche. Lì non protegge più: anticipa catastrofi, blocca i movimenti, trasforma gli obiettivi in evitamento. E l’energia che doveva spingerti avanti viene usata per restare fermo, immobile, al sicuro ma bloccato come un’ape in una bottiglia.
La differenza sta nel bersaglio:
– Paura funzionale: guarda al rischio concreto e ti aiuta a gestirlo.
– Paura paralizzante: guarda all’ipotesi peggiore e ti fa evitare anche le possibilità buone.
La paura può essere un volano di movimenti positivi di motivazione e avanzamento o un volano di emozioni negative di angoscia e tristezza. Paura motore, aereo, decollo vs paura freno, recinto, catene. Quanti simboli girano attorno alla paura. E quando la paura diventa severa, genera significati rigidi e credenze patogene e rischia di sviluppare ansia generalizzata e arresto psichico.
Dunque, riconoscerla è il primo passo. Chiediti: questa paura mi sta aiutando a prepararmi, o mi sta convincendo a rinunciare prima di provare?
Ansia, e perché?
L’ansia sorveglia i nostri scopi e le nostre motivazioni. Spesso diventa una zavorra, un peso morto che ci riempie di costi emotivi aggiuntivi. Innesca comportamenti disfunzionali e di evitamento. Ci spinge a cercare rassicurazioni, a pensare e ripensare nella speranza di trovare una soluzione ad un’ipotesi di pericolo. Si associa all’overthinking, con una fatica che è insieme fisica e cognitiva.
Quando ci affanniamo ad azzerare il rischio di qualcosa che ci spaventa molto e attiviamo bias cognitivi e di ragionamento emozionale, finiamo con il generare credenze disfunzionali relative alla nostra identità, al nostro senso di auto/efficacia con una conseguente scarsa autostima.
L’ansia legge la realtà con filtri ed errori cognitivi che, in qualche modo, confermano l’ipotesi catastrofica. È un errore cognitivo di tipo confirmatorio: ragionamenti falsati che vedono ciò che ci spaventa molto come qualcosa di probabile, imminente, grave. La mente seleziona solo le informazioni che sostengono la paura e ignora tutto ciò che la smentirebbe. Così il pericolo sembra molto vicino e quasi inevitabile.
E se, però, non fosse solo una zavorra da eliminare?
In psicologia uno dei costi più alti non è l’ansia in sé, ma la critica che le aggiungiamo. Ci giudichiamo “ansiosi”, “incapaci di gestire le emozioni”, “deboli”. L’ansia genera vissuti secondari di vergogna e auto-critica. Diventa una paura della paura e un processo verso noi stessi alla luce della nostra immagine ideale.
E se invece fosse una zavorra con proprietà simili a quelle fisiche?
Una zavorra reale non serve solo a pesare. In una barca serve a non affondare, a galleggiare, a tenere l’equilibrio quando il mare è mosso. Forse anche quella paura che diventa ansia, quella che critichiamo, è una strategia di protezione. Un meccanismo messo in moto per mantenere un equilibrio in situazioni percepite come di crisi o di rischio. Non è elegante, non è comoda, ma ha una funzione: impedirci di “ribaltarci” quando non ci sentiamo pronti.
Allora perché criticarci e aumentare il disagio? “Sono ansioso, ho difficoltà, sono una persona poco capace”. Questo giudizio aggiunge peso al peso. La critica rispetto alle nostre paure non fa altro che aumentare il volume dei pensieri negativi e la severità dei livelli di ansia percepiti. Ma se provassimo a leggere i nostri limiti come risorse? La nostra fragilità con un atteggiamento di perdono verso noi stessi? Cosa accadrebbe se smettessimo di chiederci “perché sono così” e iniziassimo a chiederci “di cosa mi sta proteggendo questa ansia adesso?”
Forse la vulnerabilità non è il punto debole da nascondere. Forse è il nostro potere più grande. Perché solo riconoscendo la parte di noi che ha paura, possiamo iniziare a trattarla come un alleato invece che come un nemico da combattere.
# individua una tua paura funzionale
# individua una tua paura non funzionale ma inibente
# individua una critica ricorrente che riservi a te stesso
# quale fragilità potrebbe essere un tuo grande punto di forza
Abbiamo camminato sulle pietre incandescenti
Abbiamo risalito le cascate e le correnti
Abbiamo attraversato gli oceani e i continenti
Ci siamo abituati ai più grandi mutamenti
Siamo stai pesci e poi rettili e mammiferi
Abbiamo scoperto il fuoco e inventato i frigoriferi
Abbiamo imparato a nuotare poi a correre
E poi a stare immobili
Eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola
Voragine incolmabile
Tensione evolutiva
Nessuno si disseta ingoiando la saliva(Jovanotti).
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Giuseppe Femia
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